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Startup City: così Roma sfida New York

Startup City: così Roma sfida New York

Uno Startup Hub mediterraneo che alla fine di quest’anno conterà 12 acceleratori privati, un ecosistema che spinge per riforme strutturali che alleggeriscano (o eliminino, nel caso dell’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive) la pressione fiscale sulle imprese innovative e che abbia il «necessario» sostegno dello Stato «perché nel mondo il 55% della dotazione finanziaria dei fondi privati di venture capital arriva da fondi pubblici».

Roma startup city può competere con New York? «Non solo può farlo, ma già lo fa» spiega Gianmarco Carnovale, da gennaio alla guida di Working Capital Roma e presidente di Roma Startup, l’associazione che ha riunito al proprio interno la filiera dell’innovazione della Capitale. Proprio Carnovale ci piega perché «non siamo più solo la città della politica o del turismo».

«Ad oggi gli incubatori di New York hanno prodotto 40 startup di successo ovvero startup che hanno terminato determinati round di investimento. Che qui a Roma non ci sono. Gli incubatori della Capitale – precisa Carnovale – sono sì in grado di produrre anche 40 startup l’anno, ma mancano i venture capital».

Per Gianmarco Carnovale l’associazione ha avuto il merito di richiamare l’amministrazione regionale sulla «necessità di un rapporto strutturato». In questa direzione va letta l’istituzione di una Commissione Startup, in seno alla Regione, in cui sono presenti oltre a Gianmarco Carnovale, Luca De Biase (Nova 24), Carlo Alberto Pratesi (Università Roma3 – InnovActionLab), Paolo Cellini (Innogest), Salvo Mizzi (Working Capital – Telecom Italia), Matteo Fago (Venture Capitalist), Michele Costabile (LUISS – Principia) e Gianni Aliverti (Consulente ICT – LUISS), Renato Giallombardo (Gianni Origoni Grippo & Partners), Gian Paolo Manzella (Consiglio Regionale del Lazio), Riccardo Luna, direttore di StartupItalia! e CheFuturo!, e Alberto Piglia, Ars et Inventio.

 

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