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La società cambia, le tecnologie evolvono, i professionisti si equipaggiano di nuovi tool come super saiyan in trasformazione. Nonostante ciò, c’è una costante che nella maggior parte dei casi non si riesce a mutare, l’Uomo Nero nell’armadio di ogni azienda, studio e ufficio: la paura di sbagliare.

Molti ne hanno sentito parlare, altri discutono scettici con i colleghi: la Cultura dell’Errore, che postula tra le tante cose che gli errori e gli imprevisti possono rivelarsi utili, necessari e talvolta provvidenziali. La nostra cultura ha fatto di tutto per rendere l’economia, la politica, la salute, la famiglia dei sistemi soggetti a modelli, controllabili e prevedibili, regolati sino nei minimi particolari e, proprio per questo, meno capaci di resistere all’imprevisto e di adattarsi.

Il trend più diffuso è quello di demonizzare qualsiasi tipo di errore, cercando le strategie più efficaci per non commetterne ed evitando di parlarne quando sono accaduti. Questo timore porta a pensare esageratamente alla sicurezza e a lasciarsi sfuggire delle opportunità, paralizzando la creatività e impedendo l’innovazione. Infatti, ogni innovazione è un rischio – in fondo significa cambiamento – e, a breve termine, questo rischio naturalmente è più pericoloso della routine. Chi evita ogni errore e vuole cautelarsi contro ogni passo falso, rischia la calma piatta o il regresso.

Perché allora non temere l’errore?

Per diventare esperti.

L’esperto è una persona che ha fatto in un campo molto ristretto tutti i possibili errori

Niels Bohr

La cosa più semplice da ricordare è che l’affinamento della conoscenza passa attraverso lo step obbligato del commettere uno sbaglio, correggere il tiro e produrre risultati più performanti. Lo stesso maestro non potrebbe insegnare all’allievo, quindi accrescere le sue capacità, se questo non sperimentasse e non avesse la libertà di fallire.

Per far emergere la creatività e la genialità

Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio la torre di Pisa

Gianni Rodari dagli aforismi

Molte intuizioni geniali sono nate come soluzione errata ad un problema di partenza, oppure alcuni errori hanno trasformato un semplice edificio in una ricchezza unica ed irripetibile, ammirata in ogni tempo e cultura.

Per essere antifragili

Antifragilità è al di là della resilienza o della robustezza. Il resiliente resiste allo shock e rimane lo stesso; l’antifragile migliora

Nassim Taleb da Antifragile

Non basta più infatti essere “resistenti”, cioè solidi, tetragoni e capaci di prevedere e contrastare gli imprevisti, e nemmeno “resilienti”, cioè capaci di opporsi agli stessi imprevisti, attraverso un comportamento dinamico, adattativo e consapevole. Chi è resistente e resiliente ha un problema: resta alla fine sempre identico a se stesso. L’antifragile no, lui è disposto a cambiare e migliora, cioè riesce a trarre vantaggio dalla volatilità, dal caso, dal disordine, dallo stress e, cosa fondamentale, ama il rischio, l’incertezza e l’errore poiché ne comprende il ruolo fondamentale nella vita quotidiana.

D’altra parte, se questo ancora non basta a convincere, riflettiamo sulle possibilità che ci offrono gli errori: essi ci distinguono, e credo sempre ci distingueranno, dalla più sofisticata delle intelligenze artificiali. Infatti, attraverso l’interpretazione dotano ogni individuo nel suo DNA, di quella capacità di essere l’origine della più innovativa e disruptive delle innovazioni o di un’opera d’arte.

Queste riflessioni ed il fatto che la realtà è fatta di regole pratiche, “euristiche”, che emergono proprio dai tentativi ripetuti e dagli errori compiuti, rispondono al perché “non temere l’errore” e che in definitiva si devono amare le proprie scelte.

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