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E’ l’anno delle API in banca?

“2014: l’anno delle API” è il titolo di un interessante post di Finextra di questa primavera. Verrebbe da pensare a fiori e miele, ma le API a cui si riferiva l’articolo non sono le nostre amiche pelosette, bensì una componente molto tecnica. API è, infatti, l’abbreviazione di Application Program Interfaces, ovvero si tratta di un’interfaccia di programmazione delle applicazioni utilizzata da componenti software per comunicare fra loro, un set di routine, protocolli e strumenti per costruire le applicazioni.

Eppure, anche queste API, potrebbero aiutarci a costruire il miele, ovvero qualcosa di utile per i nostri clienti e per la nostra azienda. Proviamo a capire come e perché

Anche il business bancario è fortemente impattato dall’evoluzione digitale che non solo offre interessanti opportunità per rivedere i processi interni e rinnovare i canali di comunicazione ed interazione con i clienti, ma ha aperto nuovi fronti di competizione che coinvolgono nuovi entranti (Telco, Global Internet Companies, retailer, ecc.), spingendo le banche a cercare nuovi modelli di business. In questo scenario, uno degli aspetti più rilevanti sta nell’evoluzione delle aspettative della clientela che è sempre più spinta verso offerte di prodotto, servizio e canale “ad personam” ed in grado di rispondere esaustivamente alle esigenze superando le tradizionali barriere sulla catena del valore.

Le banche si trovano quindi ad operare in un contesto competitivo diverso, confrontandosi con operatori nuovi, spesso molto più rapidi ed agili nel gestire i cambiamenti, e devono rispondere ad una clientela che chiede maggiore personalizzazione, efficienza ed approccio esteso relativamente alle proprie esigenze. Un esempio emblematico è quello dell’acquisto di case. Tradizionalmente le banche erano focalizzate esclusivamente sulla componente dell’erogazione mutui, ma diverse banche stanno ampliando il range di servizi offrendo per esempio soluzioni per la ricerca e l’acquisto delle case, supporto e consulenza legale, conservazione sicura della documentazione, supporto alla gestione delle relazioni fra affittuari e locatari, supporto alla valutazione delle spese di casa e suggerimenti per la loro ottimizzazione, supporto e consulenza e crediti per la ristrutturazione, ecc.

Questo scenario emergente è certamente sfidante per le banche, ma apre al contempo nuove possibilità ed opportunità di valorizzare i contributi esterni per alimentare in tempi più rapidi l’innovazione di prodotto, servizi, canali, ma anche di creare partnership sul mercato per rispondere esaustivamente alle esigenze del cliente.

Ed è qui che entrano in gioco le API che:

  • forniscono strumenti per aggiungere/migliorare programmi/servizi
  • possono aiutare a trasformare i concorrenti in partner, consentendo loro di creare soluzioni on top ai propri prodotti/servizi
  • permettono di aprirsi su mercati ed aree geografiche in cui altrimenti mancherebbero risorse o competenze
  • consente agli utenti finali di personalizzare i prodotti/servizi, aggiungendo componenti che gli sviluppatori originali non avevano incluso

E perché proprio quest’anno?

Perché nel 2013 c’è stato un vero e proprio hype sul potenziale delle API nel settore bancario (oltre 800 le API finanziarie e di pagamento disponibili sul mercato) e, dopo tante esperienze, si cominciano a vederne i benefici: veloce e semplice integrazione e sviluppo di applicazioni nell’ecosistema di innovazione.

E gli esempi dal mercato non mancano. Stripe, startup di pagamenti online e mobile, ha avuto successo con API che integrano funzionalità per abilitare immediatamente le imprese ad accettare e gestire i pagamenti online. BBVA Innova Challenge ha messo a disposizione, tramite API, dati reali di trade ad una comunità di sviluppatori, consentendo loro di partecipare al processo creativo di sviluppo tecnologico di BBVA . AXA Banque ha invitato gli sviluppatori – premio 50.000 Euro – al lancio di una nuova piattaforma Open API, in grado di fornire un accesso sicuro ai dati di account e di pagamento. MasterCard Canada ha lanciato una sfida di sviluppo alle donne: “negli ultimi anni abbiamo impiegato risorse di talento per sviluppare le API e codificare le aree”. Credit Agricole ha lanciato le sue proprie Open API con l’obiettivo di estenderle worldwide . Capital One ha aperto le sue API agli sviluppatori per contribuire a creare offerte e ricompense per i clienti. ING ha costruito un kit di sviluppo software con API aperte, con l’obiettivo di sfruttare la creatività di sviluppatori di terze parti. Pochi giorni fa, Banco Sabadell (Spagna) ha annunciato di ospitare il suo primo hackathon, fornendo alle squadre di sviluppatori in gara accesso alle proprie API per generare nuove idee ed applicazioni finanziarie innovative. PayPal, già da qualche anno, ha utilizzato le Open API per supportare la strategia di diversificazione del proprio core business orientandosi verso il supporto dei pagamenti in store (diversi Paesi, normative, esigenze, ecc).

Lo sviluppo di quest’anno dovrebbe essere orientato soprattutto alla implementazione di soluzioni che rendano semplice e veloce l’accesso a dati e servizi, favorendo lo sviluppo di soluzioni da parte di terze parti (API consumer). Le principali tendenze del 2014 potrebbero essere sintetizzate come segue:

  • Aumento delle aziende che offrono certificazioni e controllo qualità agli sviluppatori API
  • Aumento di organizzazioni che offrono strumenti di sviluppo , inclusi strumenti di monitoraggio e test
  • Aumento dei servizi di aggregazione di API finanziarie, come transazioni bancarie
  • Organizzazioni che adottano tool specializzati per API interne che sostituiscono i fogli di calcolo e cataloghi SharePoint
  • Evoluzione della documentazione delle API in ambienti di sviluppo integrato e plug-in per l’impiego di hypermedia
  • Focus sulla costruzione di comunità di sviluppatori e di crowdsourcing di idee per sviluppare e migliorare i prodotti

Il percorso necessario alle banche per poter far leva sulle Open API è certamente impegnativo poiché coinvolge un cambiamento culturale (la banca deve diventare più aperta e pensare di costruire servizi e soluzioni in collaborazione con altri o di integrare componenti di sviluppo dall’esterno, per esempio con gli hackathon), organizzativo e tecnologico (le API sono solo un mattoncino nell’ambito di strategie che includono lo sviluppo di APP, utilizzo del Cloud, sviluppo di Piattaforme aperte, creazione di App store…).

Le banche che vorranno valutare le opportunità legate a questo fenomeno dovranno innanzitutto capire se ed in quali aree una strategia di apertura sul mercato può portare maggiori benefici. Dovranno poi capire quanto sono adeguate in termini di soluzioni tecnologiche ed applicative esistenti, in termini di professionalità, in termini di modelli di governo (certamente importanti nel momento in cui si devono guidare ed integrare sviluppi aperti del mercato).

Un commento

  1. Come sempre, queste buone notizie arrivano sempre tardi. Ma l’importante è che arrivino… Nel post di Finextra vengono citate banche e organizzazioni finanziarie europee, ma di italiani nemmeo l’ombra.

    Pensati che in USA ormai da anni la Società Yodlee offre addirittura le API in grado di interfacciarsi con tutte le altre API delle banche e delle istituzioni finanziarie, per creare servizi integrati per collezionare dati da banche diverse, istituti di gestione carte di credito, servizi di investimento, ecc. (http://interactive.yodlee.com).

    Ovviamente funziona solo per gli USA, ma ci auspichiamo che qualcuno si muova anche dalle nostre parti.

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