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NO ALLA TRASFORMAZIONE DIGITALE!

Siamo fortunati. Viviamo in un epoca in cui stiamo assistendo ad una vera rivoluzione. Come i nostri antenati con Watt e la macchina a vapore,  Edison e l’elettricità, Shannon e l’informazione. Non è una trasformazione, è distruzione.

Ecco, sono sull’aereo dopo due giorni di Shake Management (il mio prossimo articolo parlerà di questo) che ho personalmente ricevuto in occasione del Summit Europeo della Singularity University. L’istituzione americana (tra i suoi fondatori annovera Google e la NASA) che negli ultimi anni evangelizza e si è erta a paladina della teoria della crescita esponenziale delle potenzialità delle tecnologie, della loro adozione nei settori industriali e della loro diffusione nei mercati.

I contenuti ascoltati e sviluppati in queste giornate mi convincono sempre di più che la corrente di pensiero e lo slogan della “DIGITAL TRANSFORMATION” sia un limite per chi ha la necessità di interpretare le conseguenze che le dinamiche delle tecnologie digitali stanno scatenando.

Ricordo per beneficio e deformazione professionale che il concetto di innovazione ha al suo interno quello di innovazione tecnologica che a sua volta contiene le tecnologie digitali.

Per ulteriore chiarezza non tutta l’innovazione è tecnologica e non tutte le tecnologie sono digitali, non tutte le tecnologie digitali impattano allo stesso modo sui differenti settori.

Questa mia posizione di opposizione al concetto di trasformazione, spesso ha comportato brillanti contraddittori con illustri colleghi e opinion leader in occasione di convegni ed eventi. In quelle occasione ho sempre sostenuto che il concetto della “trasformazione digitale” sia legato ad uno schema di innovazione “better, cheaper and faster”. Portatore di uno schema evolutivo della tecnologia, dei prodotti e dei business model.

IMG_8345 Il mio punto di discussione è che questo non consenta di comprendere appieno le dinamiche che abbiamo di fronte agli occhi.

Faccio alcuni esempi per argomentare la mia posizione.

Quanti degli operai che lavoravano nelle aziende che stampavano le pagine gialle ora lavorano da Google? Quante persone che lavoravano da BlockBuster lavorano ora in Netflix? Essendo ottimista, posso sperare che qualcuno di coloro che stampavano le foto delle pellicole Kodak ora sviluppino applicazioni fotografiche per iOS o per Android e che qualche ex manager di banca lavori oggi in PayPal.

Sicuramente tutte le aziende nel proprio percorso di evoluzione hanno beneficiato di innovazioni che hanno consentito loro di migliorare il prodotto, di abbracciare nuove economie di scala, di migliorare l’efficacia e l’efficienza dei processi interni e di quelli di delivery anche integrando tecnologie digitali.

Quello che molte non sono riuscite e non riusciranno a fare non è evolvere o trasformarsi ma Ri-disegnarsi, ri-pensarsi, direi distruggersi prima che qualcun altro lo faccia.

Kodak ha addirittura inventato la tecnologia della foto digitale!

Siamo spettatori di un’ondata distruttiva che non trasforma ma crea, smonta e riaggrega processi, prodotti, mercati e singole parti di business model per generare qualcosa che prima non era stato pensato, se manteniamo la visione evolutiva. Essere spettatori è allo stesso tempo pericoloso e controproducente.

Occorre concentrarsi sul concetto di DIGITAL RE-THINKING e declinare questo approccio in differenti aree di analisi:

  • DIGITALIZZAZIONE: dai materiali si passa alle informazioni
  • DISTRUZIONE: l’impatto è distruttivo non evolutivo
  • DEMOCRATIZZAZIONE: dalla teoria economica della scarsità a quella dell’abbondanza
  • DE-MONETIZZAZIONE: dalle economie di scala a quelle di apprendimento
  • DIFFUSIONE: le dinamiche virali diventano una strategia per aggredire e presidiare il mercato
  • DETERMINAZIONE: chi arriva prima prende tutto o almeno il 70%

In tutta la mia carriera professionale, in tutte le riunioni fatte con i manager e i loro collaboratori, non ho mai assistito a qualcuno che dicesse in modo diretto e chiaro: “io sono contrario all’innovazione e non sono favorevole al cambiamento nella mia azienda”.

Non si dice mai no all’innovazione ma ora occorre farla sul serio.

Quanti medici andranno a lavorare in Apple? Quanti dipendenti di società di logistica andranno a lavorare in società di Droni? Quanti chef lavoreranno in centri di 3D-Printing? Quanti consulenti in società di robotica e AI?

Non ci sono più alibi, come dice il Maestro Joda: “Fare o non fare. Non c’è provare”.

Un commento

  1. Pubblicati nel 2014, da leggere nel 2015 | Consulenza e Innovazione - Ars et InventioConsulenza e Innovazione – Ars et Inventio

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