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Tecnologia e creatività: cosa limiterà l’innovazione?

Tecnologia e creatività: cosa limiterà l’innovazione?

Secondo un recente studio, se dovessimo perdere tutta la tecnologia e ricominciare da zero (mantenendo il know-how che abbiamo ora) ci vorrebbero, nel migliore dei casi, circa 200 anni per ritornare al livello attuale a causa dei tempi tecnici necessari per ricostruire tutto. Gli strumenti che utilizziamo, la tecnologia che ci permette di vivere e migliorare costantemente, sono frutto di molta fatica e, finora, sono stati necessari per risolvere i problemi che si presentano. Ma sarà sempre così?

Una decina di anni fa mi capitò di leggere un’interessante pubblicazione di Giorgio De Michelis,The swiss pattada“. Il titolo è dato dall’unione di “Swiss Army Knife”, il celebre coltellino multiuso, e il coltello sardo di Pattada, contraddistinto dall’avere una sola lama ma con più funzioni, in base all’utilizzo.
Nell’articolo viene auspicata la creazione di un oggetto che coniughi la versatilità (o, meglio, Multiplicity – molteplicità) di un coltellino svizzero con l’apertura (Openness) di un pattada sardo.
La creazione di tale oggetto è, però, secondo l’autore problematica, perché i due concetti di Multiplicity e Openness sono intrinsecamente antitetici: nel primo caso, le funzioni vengono separate per definizione, nel secondo, le separazioni sono eliminate, raggruppando tutte le diverse funzioni in un unico dispositivo.
L’autore – l’articolo è di giugno 2003 – sottolinea come i personal computer fossero riusciti in parte a fondere i due concetti, consentendo all’utente di lanciare differenti applicazioni per differenti task, connettersi a dispositivi in locale e ad altri computer tramite internet, il tutto da un unico, molteplice device.
Rilettendo con occhi del 2014, appare evidente come il ruolo di “swiss pattada” sia oggi facilmente riconducibile a oggetti di uso comune, come gli smartphone e i tablet. I motivi sono piuttosto semplici: la lista di funzionalità è pressoché infinita, da quelle di base (tralasciando l’ambito telefonico!) come la calcolatrice, il calendario, il block notes, l’agenda, passando poi a bussola, navigatore satellitare, foto-videocamera, walkman, homebanking, gaming, browser, client email, ecc. Le app hanno ampliato a dismisura le potenzialità, limitate solo dall’inventiva degli sviluppatori.
Un mio caro amico canottiere ha avuto di recente la possibilità di essere seguito dall’allenatore dei singolisti della nazionale australiana. Durante il training, l’allenatore lo filmava con un iPad e nelle pause gli mostrava le sequenze al rallentatore, indicando le correzioni che doveva fare. Vedendo gli ultimi filmati, al termine della giornata, i miglioramenti erano evidenti. Prima che si rimettesse in auto, i filmati erano già stati condivisi sul suo account di Google+. E’ possibile, in pratica, fare nell’arco di un pomeriggio ciò che pochi (cinque? sei?) anni fa avrebbe richiesto settimane o mesi, con un impegno economico decisamente superiore a quello di un comune dispositivo.

Le applicazioni rese possibili dai moderni tablet e smartphone, insomma, non solo sono praticamente infinite ma prescindono persino da quanto immaginato da chi li ha inizialmente portati sul mercato.

Quando è nato l’iPhone, nel 2007, chi avrebbe pensato che sarebbe diventato uno strumento così pervasivo e di supporto a molte delle nostre attività, dal lavoro al divertimento, dal fitness a nuovi livelli di interazione sociale?

La domanda è particolarmente interessante perché per millenni abbiamo preceduto, con i nostri bisogni, la tecnologia: le invenzioni e le innovazioni che sono avvenute nel corso della Storia ci sono servite per risolvere problemi di varia natura.
Ora, per la prima volta, forse, cominciamo ad avere una tale disponibilità e capillarità di tecnologia abilitante da superare i nostri bisogni. E non solo nell’esempio degli smartphone, utilizzati normalmente per una frazione delle loro potenzialità: pensiamo, per esempio, alla piattaforma Arduino che con poche decine di euro permette a chiunque di creare progetti interattivi; la domotica che sta esplodendo; tra pochi anni arriveranno sul mercato auto che guidano da sole (Google e Audi, tra le altre, hanno pubblicizzato da tempo i primi concept e prototipi), la realtà virtuale che comincia a fare timidamente capolino.

Siamo sempre più circondati da tecnologie abilitanti a bassissimo costo, alla portata di chiunque, e i siti di crowdfunding sono di aiuto nuovo e notevole per chi ha obiettivi più sfidanti.

In una scena di “Ritorno al Futuro“, il doc Brown del 1955 guarda meravigliato la telecamera VHS di Marty, definendola “uno studio televisivo portatile“: con uno smartphone da 100-200 euro, oggi, è possibile non solo fare dei filmati ma anche editarli, montarli e pubblicarli online, praticamente in real time, rendendoli subito disponibili a chiunque nel mondo.
E se già da un paio d’anni è possibile per dei ragazzi mandare delle sonde nella stratosfera (e recuperarle quando rientrano!), probabilmente tra qualche anno un adolescente potrà costruire un sistema di guida per auto simile a quello attuale di Google, o inventarsi dei mashup tecnologici in garage che oggi non possiamo immaginare.

L’idea di vivere in un mondo in cui la creatività è sempre meno limitata dai mezzi fisici e tecnologici, lasciando puramente spazio alla fantasia delle persone è sicuramente affascinante, soprattutto se pensiamo che ciò non significa avere semplicemente accesso alla tecnologia ma, ben più importante, potersi confrontare, condividere idee e svilupparle con chiunque, nel mondo, senza le barriere nelle comunicazioni che fino a un paio di decenni fa sembravano insormontabili.

p.s: nella foto di copertina, una piccola parte degli strumenti sostituiti dagli smartphone. Il caffè ancora non è disponibile, ma si può sempre cercare il bar più vicino con il navigatore :)

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