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Chi si distingue non si estingue!

PROMUOVERE INNOVAZIONE E RESILIENZA ATTRAVERSO LA CREATIVITA’

Un granello di sabbia che penetra nell’ostrica la disturba, inducendola a produrre una secrezione che dà vita ad un oggetto meraviglioso: la perla.

Cyrulnik, medico e psichiatra ebreo, scampato per miracolo alla deportazione nei campi di concentramento (che non risparmiò i suoi genitori), parlando della resilienza fa questo esempio.

Nessuna metafora potrebbe spiegare meglio quanto la resilienza si collega a modalità di funzionamento mentale che sono proprie del processo creativo: un individuo che si trova ad affrontare un evento doloroso e negativo che a prima vista non presenta vie di uscita è chiamato a mobilitare e mettere in gioco una certa dose di creatività.

La resilienza ci insegna proprio a conoscere e a cercare di utilizzare l’estrema complessità dei fenomeni evolutivi ed esistenziali umani, quegli stessi fenomeni che fanno sì che l’individuo non solo riesca a far fronte (resistere) all’evento ma addirittura dia avvio ad una evoluzione positiva del tutto personale e creativa (Magrin et al. 2006; Bertetti, 2008). Qualcosa di simile accade agli animali quando sopraggiunge un evento a scardinare le loro abituali certezze. Ecco che, allora, alle ignare creature spetta il compito di riorganizzarsi. E in fretta. Prima che le difficoltà abbiano la meglio. Tanto vale contare sulle proprie risorse, trasformandole in punti di forza.

Ma cosa significa essere resiliente per una azienda oggi?

Essere generativi ed in grado di riprogettarsi, in sostanza innovare, diventa un imperativo per quelle realtà che vogliono restare competitive in un contesto tanto complesso quanto sfidante. La resilienza, concetto straordinario, è anche capacità di trasformare un evento critico e destabilizzante in una occasione di ricerca, operando una riorganizzazione attraverso l’individuazione di soddisfacenti alternative e queste, a loro volta, richiedono una massiccia dose di immaginazione e creatività. Trasformazione e riorganizzazione, inoltre, sono dinamiche che contraddistinguono l’atto creativo insieme alla capacità di riannodare e riconnettere catene di ragionamenti, trovare rapporti tra oggetti e concetti, cogliendo somiglianze tra elementi che non hanno nulla in comune. Il pensiero creativo, infine, si presenta come una forma di pensiero duttile e flessibile (caratteristica dei sistemi resilienti), che si avvale di meccanismi non logici, ma non per questo disancorato dalla realtà o delirante (C. Castelli, 2011).

Possiamo affermare con certezza che la creatività stessa è un elemento di resilienza, una cura per le ferite, un modo per ritrovare senso e prospettive.

Nel corso dell’ultimo trimestre abbiamo avuto l’opportunità di condurre, insieme ai colleghi di Ars et Inventio, workshop finalizzati a supportare il management di alcune aziende a creare il loro piano di resilienza. Lo scopo è proporre una chiave di lettura, un nuovo punto di vista sulla realtà che favorisca il superamento di sentimenti derivati dall’impossibilità di uscire dalla prospettiva di assenza di senso. Tutti possiedono le capacità per essere creativi e resilienti perché, come la spinta a innovare, sono capacità di tutti come amare ed essere felici, basta solo risvegliarle e farle crescere.

E se l’attuale recessione economica fosse un riflesso della crisi della creatività, della fantasia, della chiusura di quel recinto all’interno del quale non rischi nulla, neanche la fatica del pensare?

Studiamo, apriamoci di più, creiamo qualcosa di nuovo, questa la ricetta dei sociologi alla crisi.

Vi è data solo una piccola scintilla di follia, non perdetela

Robin Williams

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