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Sindrome di Peter Pan? No, è Neotenia!

Neotenia significa la conservazione di caratteristiche infantili in età adulta.

Ho sempre seguito con grande interesse l’attività di Joichi (Joi) Ito in tutti i suoi campi, imprenditore, innovatore, ricercatore al MIT Media Lab del quale ne è direttore. Hito non è uno dei nomi più diffusi nella business community degli innovatori. Ma vi assicuro che, se ne avete interesse, approfondire le attività di Hito è decisamente appassionante e ricco di contributi.

In particolare, fino a qualche mese fa ero erroneamente convinto che la sua società di Venture Capital, dedicata alle start up internet di inclinazione consumer del mercato asiatico e Middle East, si chiamasse Neoteny Labs come neologismo nato da una sintesi di “neo” e”technology”. Nulla di più sbagliato.

Grazie alle nuove opportunità di collaborazione e di confronto intellettuale con David Orban e la sua esperienza in Singularity University, ho scoperto e mi sono interessato al fenomeno e all’area di ricerca sulla Neotenia, Neoteny in Inglese.

La neotenia è un fenomeno noto dello sviluppo degli organismi viventi. Etimologicamente, “neotenia” significa “tendenza alla gioventù”. Il termine scientifico designa la permanenza nella forma e nelle funzioni degli organismi viventi adulti di aspetti immaturi dello sviluppo: una sorta di sindrome di Peter Pan biologica.

Un fenomeno evolutivo tale per cui una specie in età adulta può presentare tratti acerbi, mancando di maturare del tutto in alcune sue parti o anche nella sua globalità rispetto ai sui simili che l’hanno preceduta nella storia evolutiva. Ci si evolve e le generazioni che seguono mantengono le caratteristiche della gioventù della specie alla quale appartengono anche nelle età più adulta e in modo sempre più evidente.

In particolare, l’essere umano evidenzia un tratto neotenico cruciale: la mancata maturazione del cervello. È proprio questo che ci permette di apprendere di più e più a lungo nella nostra vita. L’aspetto neotenico più rilevante nell’uomo riguarda però l’encefalo. Non è cosi risaputo che, paragonato ad altri animali superiori, l’uomo possiede un cervello decisamente immaturo nel suo percorso d’evoluzione. Il sistema neurale umano mantiene infatti per tutta la vita una notevole plasticità residua. Questo significa che le reti nervose non maturano del tutto, assumendo configurazioni circuitali rigide, ma restano suscettibili di plasmarsi continuamente con l’esperienza, malleabili e flessibili. Gli esseri umani hanno sistemi nervosi e cognitivi meno fissi, reazioni lente, meno precise e istinti non altrettanto sviluppati di quelli di molti animali. E’ il prezzo della nostra caratteristica di Neotenia che ci consente di disporre di risorse elaborative sempre rinnovate in funzione degli accadimenti ambientali. Praticamente possiamo essere cuccioli, o con le stesse possibilità di un cucciolo di primate, sino all’ultimo giorno con la nostra capacità di apprendimento, affrontando situazioni sempre nuove.

Le recenti ricerche in questo campo stanno dimostrando che, grazie anche all’allungarsi dell’età media, le caratteristiche neoteniche legate alla curiosità e alla capacità di apprendimento si stanno intensificando e stanno diventando sempre più marcate.

E’ palese il collegamento che c’è tra la Neotenia e le capacità di creatività e di innovazione che possiamo esprimere e che contraddistinguono la possibilità di non accettare pedissequamente status quo, paradigmi e abitudini. Non solo ma anche  la capacità dell’essere umano, conservando queste caratteristiche infantili, di poter esprimere in età adulta idealismo, meraviglia, sperimentazione, curiosità, giocosità , ansia, mancanza di paura ed energia.

Ito, qualche anno fa, in un intervento sull’argomento sul New York Times ha detto: “In questo nuovo mondo non solo dobbiamo comportarci sempre più come bambini ma dobbiamo insegnare alle prossime generazioni a non nascondere ed a valorizzare questi attributi neotenici che consentiranno loro di poter essere fattori di cambiamento, di essere degli adulti innovatori che ci permetteranno di ridisegnare il futuro”. Aggiungendo: “i sistemi educativi non devono perseguire la centralizzazione dei contenuti e delle loro dinamiche. Devono diventare dei nodi di comunicazione in un network di creatività distribuita”.

Se volete iniziare a documentarvi sul tema vi consiglio la lettura di “Geeks & Geezers: How Eras, Values & Defining Moments Shape Leaders” (2002) del compianto Warren Bennis, guru delle teorie della Leadership Aziendale.

Ma soprattutto,  se vi capiterà, come capita a me, che vi rinfacceranno di soffrire di una marcata sindrome di Peter Pan, rispondete che siete una Neotenica/un Neotenico e che non è colpa vostra, tutto è dovuto all’evoluzione! “It’s Evolution Baby”!

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