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David Orban e la coscienza digitale

David Orban e la coscienza digitale

La rivista online EconomyUp ha pubblicato un’intervista di Fabrizio Marino a David Orban in cui ci spiega la sua visione dell’innovazione e della necessità di diventare cittadini evoluti dell’Internet of Everything per cavalcare la rivoluzione tecnologica.

A proposito di Internet of Everything, queste sono le sue riflessioni:

Penso che si tratti di un passaggio radicale e non è esagerato parlare di rivoluzione, proprio perché passo dopo passo stiamo raggiungendo un punto in cui siamo circondati da oggetti che non capiamo e che non ci capiscono. Passare da questa condizione a una opposta in cui ci si ritrova circondati da un insieme organico di intelligenze di vario grado, fa la differenza. Come sopravvivere a questa rivoluzione? È probabile che la complessità della civiltà globale non possa essere gestita senza una coscienza digitale che ognuno di noi deve sviluppare, per non restare fuori da un sistema che cresce a velocità rapidissima.

Inoltre, Orban chiarisce la sua definizione di “singolarità tecnologica

Si tratta di un momento ipotetico del futuro in cui la capacità di ingegnerizzare sistemi informatici hardware e software giunge a un punto in cui per un costo relativamente basso sarà possibile gestire sistemi che sono, non solo pari o superiori alle capacità anche creative del pensiero umano, ma soprattutto sono in grado si automodificarsi. Vale a dire godranno di una capacità di introspezione e di chiarezza di obiettivi, definendo e determinando come raggiungerli, e di modificare le proprie regole di comportamento per farlo. Si tratta di una ipotesi originariamente formulata intorno al 1940, è stata rivista negli anni ’90, e non solo è molto attuale, ma ci sono persone che attivamente stanno lavorando per assicurarci che nel momento in cui questo si verificherà, il mondo che verrebbe a crearsi sia comunque compatibile con la civiltà umana.

 

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