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Dreaming parità: lascia che le differenze facciano la differenza!

Dreaming parità: lascia che le differenze facciano la differenza!

Per innovare (e crescere) serve il contributo di tutti.

Un fattore essenziale dell’innovazione, sociale e tecnologica, è dato dalla capacità di mettere in gioco tutto il capitale umano disponibile, al fine di creare relazioni professionali cooperative e sinergiche.

L’innovazione è incentivata se sono garantite la diversità e l’egualità di genere si legge su “Innovation and Gender”, libro pubblicato nel 2011 a cura delle Agenzie per l’innovazione di Svezia e Norvegia. Il testo discute sei diversi argomenti, documentati da studi specifici, a supporto della suddetta tesi. Lo studio “Gender diversity within R&D teams: Its impact on radicalness of innovation”, realizzato in Spagna e datato 2014, mostra che gruppi di lavoro misti favoriscono innovazioni radicali anche in ambiente tecnologico, un tempo appannaggio maschile.

Se la ricerca e l’innovazione costituiscono una delle quattro priorità-chiave della politica di coesione 2014-2020, che ha come obiettivo generale la crescita economica e l’occupazione con investimenti pari a 325 miliardi di euro nel periodo, un altro elemento importante della politica di coesione è  proprio l’innovazione sociale, definita come “lo sviluppo e l’applicazione di nuove idee (prodotti, servizi e modelli) per rispondere a bisogni della società e creare nuove relazioni sociali o collaborazioni” essenziale per trasformare la ricerca in innovazione, e questa in sviluppo economico.

La Commissione europea e l’Oecd ritengono fondamentale, scrive Sabina Passamonti (ricercatrice e coordinatrice di reti di università ed altri enti per l’avviamento all’innovazione) che l’innovazione sociale debba entrare nelle università; hanno, perciò, sviluppato uno strumento online di autovalutazione per misurare il grado di innovazione delle istituzioni accademiche. Infatti, “creare un clima di fiducia reciproca attraverso nuove relazioni e collaborazioni che garantiscano e promuovano la partecipazione di tutti i soggetti del corpo accademico, il culto della curiosità e creatività, è necessario per far maturare il coraggio dell’assunzione di rischi, dell’invenzione, e dello spirito imprenditoriale (entrepreneurship)”.

Perciò, la “priorità delle priorità” è la rimozione di ogni forma di disparità o discriminazione nelle comunità di lavoro. Infatti, il sotto-utilizzo del capitale umano è il freno principale allo sviluppo intelligente, sostenibile e solidale dell’economia e della società, preconizzato dalla strategia Europa 2020.

La vera sfida è che il processo di inclusione può avere inizio quando si accresce il grado di consapevolezza di sé stessi. Incoraggiare l’inclusione è un fenomeno strettamente legato alla creazione di un ambiente dove sia possibile esprimere se stessi senza paura del giudizio, ecco perché numerosi programmi di diversity & inclusion falliscono. Performance organizzativa, armonia della comunità e benessere delle persone sono gli obiettivi delle politiche di diversity management ma la costruzione di un ambiente di lavoro realmente inclusivo inizia con il riconoscimento dei propri pregiudizi e con la possibilità di scoprire la nostra ombra, il nostro lato oscuro, la cui integrazione nella personalità risulta necessario per un pieno appagamento nella vita. Il compimento di una per­sonalità è nel divenire “individuo”, ovvero un essere non-diviso nel­la sua totalità di conscio ed inconscio, luce ed ombra, maschile e fem­minile.

Dreaming parità: questione di secoli?” recita un articolo di Rossella Palomba, importante demografa sociale italiana. Saremmo felici di poterle rispondere che qualcosa si sta muovendo e che tanti individui che parlano linguaggi diversi e collaborano possono fare cose più grandi, se sono liberi da vincoli imposti da diversità di pregiudizi.

 

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