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CIO.com parla del caso Cocontest

In un articolo del 29 maggio scorso a firma di Philip Willan, la nota rivista americana online CIO.com ha raccontato il caso della startup italiana Cocontest, riprendendo alcune parole del nostro collega Gianmarco Carnovale, il quale aveva dedicato alla vicenda un articolo su EconomyUp.

Al centro vi è l’annoso problema tipicamente italiano del corporativismo che ostacola le innovazioni più dirompenti per difendere gli interessi di poche e potentissime categorie, il tutto a discapito di clienti ed utenti. Altro aspetto, per alcuni ancora più importante, è l’ambiguità del quadro normativo di riferimento che blocca sul nascere molti progetti innovativi. In un momento storico con tassi di disoccupazione (soprattutto giovanile) così alti e una crescita dell’economia così lenta, un atteggiamento di questo tipo continuerà a tenere l’Italia a distanza dai Paesi più innovativi per molto tempo.

Cocontest è l’unica startup italiana che è stata invitata quest’anno al 500 Startups incubator lab a Mountain View. Si tratta di una piattaforma di crowdsourcing che permette a chiunque di mettere in gara architetti e designer per la realizzazione di un concept per ristrutturazioni o arredamento di interni. L’utente paga un prezzo prestabilito in basa all’impegno previsto ed è obbligato ad accettare una delle soluzioni presentate dai candidati.

Un gruppo di nove parlamentari (otto architetti e un urbanista) hanno presentato istanza al Ministro dello Sviluppo Economico per verificare la legittimità di una simile iniziativa, contestando il fatto che tale servizio “schiavizza i professionisti” e dequalifica il loro lavoro.

I fondatori della startup non si sono lasciati intimidire e continuano per la loro strada, forti di una preparazione a prova di qualsiasi norma, di un notevole successo negli USA … e sfruttando anche questa inaspettata pubblicità.

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