• 0.000000lag
  • 0.000000lag
  • 0.000000lag
Prefazione di “Ingenio, Sexo y Passion”

Pubblico la presentazione che ho scritto per il nuovo libro di Silvia Leal, la responsabile di Ars et Inventio Iberia, esperta di Innovazione Tecnologica e Leadership, e di Jorge Urrea .

Circa un anno fa ho ricevuto una mail da parte di Silvia Leal. Non la conoscevo.

La sua mail mi colpì per due caratteristiche: era determinata e dimostrava grande curiosità.
Silvia mi presentava le sue attività e i suoi interessi professionali. Mi raccontava anche come era venuta a conoscenza di Ars et Inventio, delle sue competenze, delle referenze che aveva raccolto su di noi, delle sue sfide e delle sue ambizioni. Terminava la sua mail dicendo che sarebbe stata entusiasta di collaborare con noi.
Ho quindi iniziato a conoscere Silvia, a parlare con lei di Creatività, di Innovazione, di Strategie digitali e del futuro che attende noi, le aziende in Europa e i nostri figli.
Con grande interesse ho studiato le sue ricerche e le sue attività accademiche presso l’IE Business School e soprattutto ho letto la sua opera “Ingenio y passion”.
Il libro era la testimonianza che Silvia aveva ragione. Dovevamo collaborare e dovevamo lavorare insieme.
In tutta la mia carriera professionale, in tutte le riunioni fatte con i manager e i loro collaboratori, non ho mai assistito a qualcuno che mi dicesse in modo diretto e chiaro o che in riunione dichiarasse: “Io sono contrario all’innovazione e non sono favorevole al cambiamento nella mia azienda”.

Sicuramente non vorrei essere né un cliente, né un dipendente e né tanto meno un azionista di un’azienda in cui si affermi un tale veto all’Innovazione. L’assunto è che non si dice mai no all’innovazione!
Nessuno è contrario all’innovazione ma i manager e le aziende in cui lavorano devono fare il passo successivo: occorre farla sul serio. In caso contrario meglio non fare nulla.
Ho sempre suddiviso i libri che trattano di Innovazione e Strategia in due categorie. I libri che spiegano il perché occorra un approccio ed un presidio strutturato all’Innovazione e libri che danno indicazioni operative sul come farlo.

Questa nuova sfida letteraria di Silvia appartiene alla seconda categoria.

Proprio come “Ingenio y Pasion” anche “Ingenio, sexo y pasion” ha come obiettivo quello di restare sulle scrivanie dei manager e non sugli scaffali delle loro librerie. E’ un libro che affianca operativamente chi vuole dotarsi di strumenti e metodologie per interpretare il contesto in cui si lavora e le sue dinamiche.
I suoi contenuti si incrociano perfettamente con il concetto di Innovazione che sviluppiamo in Ars et Inventio che è riassunto nella nostra INNOFORMULA® : I= C x E x A = V.
Dove l’innovazione è tale se porta valore (V) all’azienda, e per poter concretizzare una strategia dell’Innovazione (I) in valore occorre lavorare e dotarsi di strumenti che siano in grado di generare e intercettare idee (Creatività=C), di strumenti che consentano di trasformare le idee in concept e in progetti (Execution=E) e di strumenti che permettano di essere sul mercato, interno o esterno, nel modo giusto e nel momento giusto per vendere l’innovazione (Appeal=A).
Utilizzando il modello di Silvia Leal occorre che in azienda si sviluppino tre asset aziendali Ingenio, Passion y Sexo che devono diventare tre nuovi focus manageriali:

  • Ingenio per capire che non è più sufficiente un approccio evolutivo e trasformativo alle strategie aziendali ed all’utilizzo delle tecnologie;
  • Sexo per interpretare i dati e le dinamiche del mercato sempre con occhi diversi per intensità apprezzando e includendo stili manageriali differenti e diversità culturali;
  • Passion per avere il coraggio e l’ambizione di ridisegnare e di distruggere molte sicurezze manageriali utilizzate nel passato.

Siamo fortunati perché viviamo in un epoca in cui questi tre asset risultano essere fondamentali per interpretare e sfruttare la rivoluzione alla quale stiamo assistendo. Come i nostri antenati con Watt e la macchina a vapore, Edison e l’elettricità, Shannon e l’informazione. Ora siamo chiamati a gestire le tecnologie digitali.
Lavorando con le aziende e le StartUp sono sempre più convinto che la corrente di pensiero e lo slogan della “DIGITAL TRANSFORMATION” sia un limite per chi ha la necessità di interpretare le conseguenze che le dinamiche delle tecnologie digitali stanno scatenando. Il concetto di innovazione ha al suo interno quello di innovazione tecnologica che a sua volta contiene le tecnologie digitali. Non tutta l’innovazione è tecnologica e non tutte le tecnologie sono digitali, non tutte le tecnologie digitali impattano allo stesso modo sui differenti settori. Il concetto della “trasformazione digitale” è legato ad uno schema di innovazione “better, cheaper and faster”. Portatore di uno schema evolutivo della tecnologia, dei prodotti e dei business model. Il mio punto di discussione è che questo non consenta di comprendere appieno le dinamiche che abbiamo di fronte agli occhi.
Faccio alcuni esempi. Quanti degli operai che lavoravano nelle aziende che stampavano elenchi telefonici ora lavorano da Google? Quante persone che lavoravano da BlockBuster lavorano ora in Netflix? Essendo ottimista posso sperare che qualcuno di coloro che stampavano le foto delle pellicole Kodak ora sviluppino applicazioni fotografiche per iOS o per Android e che qualche ex manager di banca lavori oggi in PayPal.
Sicuramente tutte le aziende nel proprio percorso di evoluzione hanno beneficiato di innovazioni che hanno consentito loro di migliorare il prodotto, di abbracciare nuove economie di scala, di migliorare l’efficacia e l’efficienza dei processi interni e di quelli di delivery anche integrando tecnologie digitali.
Quello che molte non sono riuscite e non riusciranno a fare non è evolvere o trasformarsi ma Ri-disegnarsi, ri-pensarsi direi distruggersi prima che qualcun altro lo faccia come dice Salim Ismail nel suo libro Exponential Organization “auto-sotituirsi”.. Kodak ha addirittura inventato la tecnologia della foto digitale.
Siamo spettatori di un’ondata distruttiva che non trasforma ma crea, smonta e riaggrega processi, prodotti, mercati e singole parti di business model per generare qualcosa che prima non era stato pensato se manteniamo la visione evolutiva. Essere spettatori è allo stesso tempo pericoloso e controproducente.
Occorre lavorare sulle persone dell’azienda. Occorre dotarsi di strumenti e di metodi che supportino e sviluppino nelle risorse la predisposizione all’ingenio, la dedizione e la forza della passion e la curiosità e l’intensità del “sexo”.
Occorre prepararsi per queste sfide: Quanti medici andranno a lavorare in Apple? Quanti dipendenti di società di logistica andranno a lavorare in società di Droni? Quanti chef lavoreranno in centri di 3D-Printing? Quanti consulenti in società di robotica e AI?
Quello che Silvia ha osservato nel corso della sua esperienza professionale e che condivide con tutti noi lettori del suo libro è che non ci sono più alibi, come dice il Maestro Joda: “Fare o non fare. Non c’è provare”.
Nessun’azienda è al sicuro, nessun manager può difendere ad oltranza la propria confort zone, nessuna istituzione pubblica può sottostimare le conseguenze di questa rivoluzione.
La nostra soluzione sono le persone. Le persone con le quali abbiamo la fortuna di lavorare tutti i giorni. Le persone che abbiamo la fortuna di avere in aula come discenti nelle Business School. Le persone con le quali dobbiamo mettere in atto nuovi comportamenti, nuovi approcci manageriali e nuove competenze professionali.

Silvia inizia il suo approccio all’innovazione proprio dalle persone strutturando una metodologia di valutazione e monitoraggio delle risorse interne delle aziende chiamata 3DX Innova.

3DX Innova propone la gestione efficiente dei progetti di cambiamento e di innovazione in azienda attraverso la valutazione scientifica di tre dimensioni:

  • L’ecosistema creativo con grande attenzione non solo agli elementi “soft” quali la cultura di innovazione, lo stile di leadership e di gestione ma anche a quelli “fisici” l’ambiente e gli spazi di lavoro che sempre più influiscono sulle dinamiche d’apprendimento e di relazione delle persone in azienda;
  • Il potenziale innovativo inteso come propensione alla creatività, valutazione dell’auto efficacia tecnologica e dei tratti della nostra personalità, come l’ottimismo, l’autostima, la capacità di concentrazione,  di orientamento e di apprendimento;
  • La passione per l’innovazione in perenne equilibrio tra aspirazioni, sfide, aspettative motivazionali e paura del fallimento.

Vorrei soffermarmi brevemente sull’elemento di novità nell’opera di Silvia Leal, il sexo.
La gestione della diversità in azienda è diventata una vera pratica di management. Oggi non c’è azienda in cui non si celebri l’importanza del Diversity Management. Parlando di gender, nel 2012 il centro ricerche di Credit Suisse concluse un progetto di sei anni di ricerca nelle principali corporation mondiali. Il risultato evidenziava come le aziende con Board esclusivamente maschili sotto-perfomavano del 26% rispetto a quelle che avevano una diversità di genere nel proprio tavolo di comando. Immaginiamoci quanto potenziale potremmo avere nelle aziende ampliando questa visione e questa strategia e incrementando questo tipo di diversità non solo nei Board (in alcune nazioni d’Europa la presenza di donne nei board è disciplinata per legge) ma anche nelle posizioni di influenza e di innovazione.
Do a voi lettori lo stesso consiglio che do ai miei figli quando iniziano un’attività o ai miei colleghi quando iniziano un progetto “Divertitevi!”. Divertitevi leggendo il nuovo libro di Silvia Leal, divertitevi a pensare come mettere in atto i suoi contenuti e divertitevi a immaginare a come costruire il vostro futuro e il futuro delle aziende in cui lavorate.
Ivan Ortenzi
Ceo di Ars et Inventio
Partner di Business Integration Partners (Bip.)

 

PS

Il video della presentazione del libro presso lo IED di Madrid.

 

Commenta