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In futuro sarà illegale guidare un’auto?

Da anni ormai diverse case automobilistiche si interessano alle “self-driving car“: Audi nel 2009 ha presentato una TTS in grado di raggiungere la cima del Pikes Peak (20 km e 156 tornanti) in 27 minuti. Nel 2014 una RS7 a guida autonoma ha percorso l’Hockenheimring sfiorando i 240 Km/h. A inizio 2015, una A7 automatizzata ha guidato per 885 Km, da Palo Alto al CES di Las Vegas, senza intervento umano. Allo stesso CES, Mercedes ha presentato la F 015, confermando i suoi sforzi verso le auto a guida automatica.

I risultati raggiunti da Google – che non è una casa automobilistica, ma che grazie al proprio know-how sta scommettendo nello stesso settore di Audi e Mercedes – sono stati molto pubblicizzati negli ultimi anni, ed è di un mese fa la notizia che, in sei anni di sperimentazione, le Google Car sono state coinvolte in soli undici lievi incidenti. Una notizia che impressiona, soprattutto se si considerano i km percorsi – oltre 2.7 milioni, di cui 1.6 in guida autonoma. Come se non bastasse, in nessuno degli 11 incidenti la causa è stata l’auto, bensì l’errore umano.

Sono dati che sorprendono, e suscitano qualche domanda. Siamo davvero così avanti con gli sviluppi di queste auto?

In realtà, al momento i sistemi di guida automatica funzionano molto bene in due situazioni: i percorsi autostradali e i tragitti a basse velocità. Per i produttori è facile, insomma, fare in modo che un’auto capisca da sola come si deve muovere in mezzo alle altre, lanciata a 130 Km/h in autostrada o, una volta in colonna, quando deve fermarsi, ripartire, fermarsi, ripartire, e così via.
C’è una zona grigia, tra i 20 e i 60 km/h, che al momento è incredibilmente difficile da gestire – quella del traffico cittadino. Le cause sono la complessità dell’ambiente, le casistiche da prevedere e tenere sotto controllo (persone che attraversano, biciclette, lavori in corso, ecc.), e lo stato dell’arte dei sensori, che al momento consente letture efficaci degli ostacoli cittadini solo a distanze molto brevi.

Ma è solo questione di tempo, secondo Elon Musk, il poliedrico e brillante fondatore di Tesla Motors (e di PayPal e di SpaceX ).
Durante una recente intervista alla GPU Technology Conference, Musk si è lasciato andare ad un’affermazione che ha suscitato parecchio scalpore: in futuro (non prossimo) sarà illegale guidare le automobili. Ha aggiunto: “Non puoi avere una persona alla guida di una macchina mortale da due tonnellate“. I puristi del cambio manuale e del “a me guidare piace” hanno subito arricciato il naso e qualcuno ha pensato a una frase sensazionalistica per attirare l’attenzione.

In realtà, basta cercare un po’ di dati per capire che non è per nulla campata in aria: il Dipartimento dei Trasporti statunitense ha pubblicato lo scorso Febbraio l’aggiornamento di uno studio, condotto tra il 2005 e il 2007, che dimostra che negli USA il 94% degli incidenti stradali (circa 2 milioni e 200 mila in 30 mesi) è dovuto al fattore umano (errori decisionali, distrazione, sonnolenza, ecc.). Solo il 2% è da imputare a cedimenti del veicolo e la stessa percentuale è dovuta a cause ambientali (manto stradale, abbagliamento, nebbia, ecc.).
Un sistema efficiente di guida automatica, in cui magari le auto sono tutte connesse tra loro e consapevoli della presenza di veicoli oltre il range dei sensori attivi, eliminerebbe il fattore umano e potrebbe ridurre gli incidenti del 94% – una cifra impressionante.

Se proviamo a “pensare quadrimensionalmente”, le cose si fanno ancora più interessanti. Come passano la maggior parte del loro tempo le auto, oggi? Parcheggiate, e, quindi, inutilizzate. I sistemi di car sharing come Enjoy di Eni sono realtà comune in molte delle maggiori città e contribuiscono anche a ridurre lo spazio occupato dalle auto, perché utilizzate per una percentuale di tempo maggiore.
Avevate mai pensato a questa implicazione? Emilio Frazzoli, docente all’MIT, l’ha fatto con alcuni colleghi, simulando uno scenario sui dati reali degli spostamenti delle persone a Singapore. Un ipotetico (ma realistico) sistema di car sharing automatizzato ridurrebbe il numero delle auto da 800 mila (private, oggi) a sole 300 mila. Immaginate di essere in casa e, invece di chiamare un taxi o andare alla vostra auto, dite al vostro SmartWatch: “Kitt, vienimi a prendere!” (ok, non proprio così, ma avete capito il concetto :-) ). In massimo 15 minuti – tempo d’attesa calcolato da Frazzoli & C. per l’orario di punta – un’auto senza guidatore sarebbe davanti alla vostra porta ad aspettarvi. Una volta giunti a destinazione, proseguirebbe verso la chiamata successiva, senza doverla parcheggiare. Sorprendente? lo è ancora di più se pensiamo che lo studio è stato fatto considerando di servire l’intera popolazione di Singapore, 6 milioni di persone, il cui 88% oggi non possiede un’auto privata e si muove con i mezzi pubblici (tra i migliori del mondo).

Naturalmente uno scenario di questo tipo, incastonato in ambito Smart City, ha implicazioni enormi e ci renderebbe testimoni di una rivoluzione pari all’avvento delle prime automobili: immaginate flotte cittadine in car sharing, automatizzate e gestite da un computer centrale. Il tempo del viaggio potrebbe essere passato leggendo libri, guardando film e notiziari o dormendo; gli spostamenti stessi in città non sarebbero più vincolati dalle fermate della metro e del tram, o dalla disponibilità di un parcheggio, ma sarebbero esattamente come vogliamo: da un punto A a un punto B.
Lo spazio attualmente sacrificato per i parcheggi potrebbe essere dedicato al verde e, probabilmente, scomparirebbero i semafori, perdendo la loro utilità in un sistema di guida automatizzato. Il traffico sarebbe molto più leggero, quindi, e i tempi di spostamento si ridurrebbero. I taxi e Uber non avrebbero senso di esistere, come i maniscalchi che ferravano i cavalli un secolo fa; anche il trasporto merci cambierebbe: perché far guidare un tir a una persona, che si deve fermare per dormire e mangiare, quando la gestione potrebbe essere automatizzata? Senza incidenti stradali, inoltre, scomparirebbero altri lavori (pensiamo per esempio ai carrozzieri); senza il parcheggio manuale gli ausiliari del traffico sarebbero solo un “brutto” ricordo (senza offesa per gli ausiliari, naturalmente :) ); le Forze dell’Ordine potrebbero essere allocate diversamente, e così via.

Uno degli aspetti positivi è che non sarà necessario possedere un’auto: pagheremmo solo il tempo di utilizzo o, perché no, un abbonamento settimanale/mensile. E con le auto a guida autonoma, anche il segmento lusso cambierà radicalmente: per quale motivo vendere modelli con motori potentissimi, quando la guida è gestita da un computer che rispetta (necessariamente) le regole della strada, e sul cui acceleratore non si può mettere piede? Le auto private di lusso probabilmente avranno un focus particolare sulle finiture o sui servizi aggiunti, quindi. Ma ho il vago sospetto che ci sarà sempre spazio per Ferrari, Lamborghini e Bugatti, per cui non disperate: nel peggiore dei casi non potremo guidarle per andare a fare l’ape, e ci porteranno loro :-) .

Non da ultima, la considerazione più importante: portare quasi a zero gli incidenti stradali si tradurrebbe in un numero incredibile di vite salvate e in una drastica riduzione dei costi sociali. Secondo uno studio del 2011, sono 1.3 milioni le persone che muoiono ogni anno sulla strada, e più di 50 milioni quelle ferite gravemente. Numeri destinati ad aumentare di pari passo con il numero dei veicoli, soprattutto nelle zone emergenti. Pensate a quante tragedie in meno, quante famiglie salvate, quante persone che continueranno la loro vita invece di interromperla per una distrazione – magari nemmeno per causa loro. I vantaggi sarebbero molteplici, se consideriamo anche l’impatto sui sistemi sanitari nazionali: l’enorme risparmio dovuto ai mancati interventi potrebbe essere allocato per la cura di malattie, o per dare maggior assistenza a chi ne necessita. Inoltre, dato che la maggior parte degli incidenti mortali attualmente vede coinvolte persone tra i 20 e i 45 anni, ci sarà una diminuzione nell’offerta di organi per i trapianti. Numerose aziende negli USA, ma non solo, stanno già cercando strade alternative con lo sviluppo di nuove tecnologie di stampa 3d.

Fantascienza? In parte lo sembra, ma si tratta di scenari plausibili: queste osservazioni rappresentano solo la punta dell’iceberg, è probabile che molte altre – oggi nemmeno immaginabili – nasceranno in itinere.

E se la guida autonoma delle auto vi sembra un futuro troppo lontano, fate un giro dalle parti della nostra nuova sede, in Via Cerva a Milano: siamo a due passi dal concessionario Tesla e Musk ha annunciato che un prossimo update software della Model S consentirà di abilitare il pilota automatico sull’ammiraglia elettrica, limitatamente alle autostrade. L’update sarà scaricabile non nel 2020, ma nel corso dell’estate.

Se questa sera tornerete a casa guidando la vostra auto, pensateci: probabilmente tra pochi anni sarà lei a portare voi.

 

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