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Resilienza: che cosa ci insegna il caso di Davide Scazzieri

Resilienza: che cosa ci insegna il caso di Davide Scazzieri

Non è forte chi non cade, ma chi cadendo ha la forza di rialzarsi

Jim Morrison

Scriveva Aldo Carotenuto nella sua Lettera aperta ad un apprendista stregone: “…Non e’ un’offesa o una lacuna, un vuoto, la mancanza di un elemento essenziale….Insomma un non-evento della tua personale preistoria, che però ha lasciato una traccia indelebile nella tua personalità. Non una cicatrice ma una ferita ancora aperta.  E’ una ferita ed e’ una feritoia, un minuscolo varco che ti consente di tenere d’occhio il tuo mondo interiore, di scrutare e indagare la parte piu ‘misteriosa e segreta di te stesso, la parte sommersa…”.

E’ possibile, dunque, trasformare una ferita in una feritoia, un varco privilegiato attraverso il quale guardare il mondo (interno ed esterno) e la realtà che ci circonda per affrontarla. Questa è senza dubbio alcuno una grande, meravigliosa, opportunità.

Sulla linea del pensiero di Carotenuto, la presente riflessione si spinge oltre, cercando di evidenziare come sia possibile la trasformazione positiva di una esperienza di difficoltà.  Per farlo, approfondiamo la testimonianza di Davide Scazzieri, atleta paralimpico, reduce da Londra 2012,  divenuto protagonista di straordinari successi nel tennistavolo. L’incontro con Davide dimostra la possibilità di una organizzazione positiva degli apprendimenti e permette infine, di comprendere i fattori protettivi che possono facilitare una riorganizzazione della vita nonostante il deficit.

La storia di Davide Scazzieri

Molti sogni nel cassetto, uno in particolare, da quando era piccolo: il ciclismo. Davide ha avuto il coraggio e la forza di ricominciare da dove era stato costretto a fermarsi 15 anni prima. Era stato una promessa del ciclismo italiano ma a 17 anni la sua carriera fu stroncata da un pauroso incidente con la semi amputazione della gamba sinistra, frattura scomposta dell’omero e gomito destro, e rottura della mandibola.

Furono anni difficili, interventi a non finire, sorretto dalla voglia di rimettersi in gioco e di tornare a competere in qualche sport e il tennistavolo è stata la sua salvezza.
Chi è resiliente, infatti, non si lascia abbattere da una sconfitta ma ne esce rafforzato, analizza i suoi errori e trova le giuste soluzioni per tornare a vincere. Tende a “leggere” gli eventi negativi come momentanei e circoscritti e ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda (locus of control interno-dipende da me). Inoltre, tende a vedere i cambiamenti come una sfida e un’opportunità, piuttosto che come una minaccia. Di fronte a sconfitte e frustrazioni, questi individui sono capaci di non perdere la speranza.
È grazie a questa dote del carattere che si diventa campioni: alcuni ci nascono, altrimenti la si può sempre coltivare.
Davide un anno fa era nuovamente su un letto del reparto di ortopedia dell’ospedale di Imola per affrontare un nuovo intervento. Girava con le stampelle, il suo obiettivo era ritornare a camminare senza sostegni, e quanto prima a giocare a tennistavolo. Ha affrontato enormi sacrifici con interminabili sedute fisioterapiche presso il Medical Center di Ravenna, spinto da una volontà e una tenacia fuori dall’ordinario.

E così ha nuovamente bruciato le tappe. E’ tornato di nuovo in corsa.

Un esempio per tanti. Tant’è che, dopo le Olimpiadi di Londra dove ha ottenuto  per la nazionale italiana un brillante quinto posto a squadre, ha deciso di dedicare la sua esperienza per coinvolgere nuovi atleti nel mondo dello sport Paralimpico. Lo psichiatra William Glasser ha intervistato decine di persone uscite in eccellenti condizioni da svariate esperienze di pressione estrema, nel tentativo di scoprire come hanno fatto a evitare l’esaurimento (il cosiddetto burnout).

E’ emerso che la maggior parte di costoro era affetta da una sorta di “dipendenza positiva”, ossia avevano un’attività prediletta, come per esempio la bicicletta o il jogging, che si sentivano tenuti a praticare.

La resilienza non è una qualità congenita, è costituita da comportamenti, pensieri ed azioni che è possibile apprendere e sviluppare in relazione anche alle proprie esperienze ed ai propri vissuti.

Tra i fattori individuali che promuovono la resilienza vi sono: autoefficacia, locus of control interno, capacità di porsi degli obiettivi e di trovare strategie adeguate per conseguirli, progettualità futura, ottimismo, senso dell’umorismo. Essere resilienti significa essere duttili e flessibili, accettando di sbagliare, sapendo di poter rivedere e correggere le proprie azioni. Alcuni tipi di attività gradevoli accrescono la forza di resilienza: il gioco, per esempio, contribuisce a sviluppare capacità fisiche, autocontrollo e conoscenze, oltre a migliorare la salute.

Prendersi il tempo per ridere, apprezzare i momenti piacevoli e godere delle piccole cose sono atteggiamenti che influiscono sul cervello e sul sistema nervoso, potenziando le abilità di problem solving e questo, a sua volta, rafforza la resilienza.

Tra i fattori individuali che promuovono la resilienza vi sono:

  • avere relazioni sociali intime,
  • flessibilità/adattabilità (essere cooperativi, amabili e tolleranti e inclini al cambiamento),
  • essere assertivi e saper chiedere aiuto,
  • sensibilità interpersonale,
  • autoefficacia,
  • locus of control interno,
  • capacità di porsi degli obiettivi e di trovare strategie adeguate per conseguirli,
  • progettualità futura,
  • ottimismo,
  • senso dell’umorismo,
  • rete sociale di supporto informale.

Tutte queste caratteristiche possono essere incrementate con un lavoro di mental training che permette di eccellere partendo da un lavoro di autoconsapevolezza per individuare e cercare le proprie risorse personali e proseguendo con un lavoro sul goal setting e sviluppo di autoefficacia personale.

 

Qualche suggerimento bibliografico:

  1. Simone M., O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Edizioni ARAS, Fano, 2013, p. 33-34.
  2. Mastretta A., Donne dagli occhi grandi, Giunti, Milano, 2008, pp.140-1.
  3. Bonfiglio N.S., Renati R., Farneti P.M., La resilienza tra rischio e opportunità. Un approccio alla cura orientato alla resilienza, Alpes

 

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