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Pensare creativo? Sì, ma con metodo

Immaginate di avere un tempo limitato, ad esempio quindici minuti, per pensare ad un’idea utile alla generazione di un nuovo business oppure per risolvere una nuova sfida di mercato della vostra azienda, da presentare al vostro CEO.

Il compito a volte risulta essere talmente ampio che pensereste di non potercela fare, e a rinunciare subito, senza nemmeno provarci:

“Io non sono creativo”
“Vorrei avere anche un’anima creativa, ma purtroppo non la ho”
“Perché alcune persone sono creative e altre non lo sono: ecco io rientro nella seconda categoria”

(Se avessi un centesimo di euro per ogni volta che ho sentito queste affermazioni o domande durante un Workshop … J )

La verità è che quasi tutti abbiamo un potenziale creativo. Ciò che differenzia i “buoni creativi” dai “cattivi” è che i primi hanno imparato a “pensare creativamente”, ma con metodo. E la cosa buffa è che la maggior parte di loro non è a conoscenza di tale metodo, ma hanno sviluppato abitudini e processi che consentono loro di camminare attraverso il metodo.

Spesso siamo portati a pensare che la creatività si manifesta anche attraverso un’intuizione: il famoso “insight”, folgorazione oppure Eureka che porta a noi una nuova idea, una nuova soluzione o anche un nuovo modo di vedere le cose.

Va evidenziato però che quel lampo di ispirazione, quel momento quantico, è solo il risultato finale di quel lungo ed elaborato metodo, che inconsciamente utilizziamo. Henry Poincarè, nel suo libro “Scienza e Metodo”, definisce la creatività come quel processo che consente di unire e combinare elementi preesistenti in combinazioni differenti che risultano nuove e quindi utili: ovvero un percorso (preparazione, incubazione, insight e verifica) che ci porta ad utilizzare vari tipi di logica per fare nuove supposizioni, scoprire nuove strade e analizzarle anche da prospettive diverse.

Una premessa storica

Il tema della creatività ha incuriosito i padri del pensiero filosofico e scientifico europeo: da Eraclito, a Leonardo, passando per Aristotele e Socrate. Ognuno di loro ha contribuito nella individuazione del concetto di creatività sviluppando, sistematizzando e divulgando il significato.

Tutto quello che viene prodotto è prodotto da qualcosa

Aristotele

Eraclito, considerato tra i padri della creatività, con il suo stile nel descrivere la vita, la natura e il cosmo attraverso gli enigmi, ci ha abituato a “stimolare” la nostra coscienza in modo da poter uscire dagli schemi abituali: guardare ciò che facciamo in modo diverso, fantasticando e prendendoci il tempo per allontanarci dagli schemi, aumentando la nostra capacità di immaginare.

Poi sono giunti Aristotele e Socrate. Il primo associa la creatività alla follia di ispirazione, governata da una sorta di mappa mentale che mette in moto ed unisce, per associazioni, le conoscenze e le competenze del singolo individuo; il secondo, con l’arte della dialettica, della confutazione e delle maieutica, intende tirare fuori emozioni, critiche e riflessioni del proprio pensare, in modo da non essere imprigionati da schemi predefiniti, e poter così verificare e validare il proprio pensiero e la propria idea.

Leonardo, lo spirito vincente del Rinascimento, ha associato la creatività nella sua strategia di osservazione del mondo esterno e di immaginazione poi dello stesso. La sua forza è stata quella di connettere le esperienze esterne con quelle del suo immaginario, riuscendo a creare differenti rappresentazioni delle stesse, suddividendo ciò che osservava in insiemi di elementi base, combinando poi gli stessi tra di loro.

Associando le esperienze di Eraclito, Socrate, Aristotele e Leonardo, è possibile definire quali sono gli ingredienti della creatività o, ancora meglio, di un possibile processo che sta alla base della creatività:

  • Risposta alla Conoscenza: non si può creare una nuova idea dal nulla, per individuare i concetti che vanno combinati bisogna conoscerli bene e a fondo, facendo esperienza della realtà in cui vogliamo creare qualcosa di nuovo, ritagliando l’esperienza in base alla utilità che il concetto ha nella realtà stessa;
  • Combinazione e mutazione dei concetti: una volta osservata la realtà e scomposta la stessa in concetti elementari, si procede con la combinazione degli stessi cercando come questi possano mutare una volta combinati tra di loro;
  • Immaginazione: combinati i singoli concetti e relative mutazioni, ci si può permettere di fantasticare, lasciando spazio libero alla mente, allontanandosi così dai pregiudizi e dagli schemi, vagando in ogni direzione senza limiti;
  • Modelli mentali e analogie: condiviso l’immaginario, si passa ad una rappresentazione mentale dell’idea (insight), individuando e/o definendo le relazioni funzionali utili al suo funzionamento, definendo quelle che potrebbero essere le analogie per un uso nuovo sia all’esterno che all’interno.

Cosa fa il creativo in azienda?

Spesso si crede che la creatività si esaurisca nella risoluzione di problemi (problem-solving), che è piuttosto una proprietà di intelligence. Secondo altri, invece, l’individuo creativo è più indirizzato nell’individuare i problemi, da risolvere secondo schemi conosciuti.

Piccoli sforzi organizzativi possono creare le condizioni affinché un metodo e un processo creativo possano generare valore


Per essere apprezzabilmente creativi, però, bisogna essere aperti agli stimoli, sia nel proprio campo di conoscenza, sia in quelli che provengono dal di fuori. Chi ha interessi a differenti attività è più portato alla combinazione dei singoli stimoli, per produrre almeno qualche novità utile. La creatività ha bisogno di differenti elementi che siano in grado di spiegare un medesimo evento, di risorse mentali inutilizzate, di tempo per sognare e vagare in cerca di quel qualcosa e di conoscenza e competenza. Quindi, non si può essere creativi a contratto in tempi, orari e giorni stabiliti.

Tutto ciò porta alla riflessione che una azienda che voglia dotarsi di una Factory interna dedicata alla creatività deve prevedere una sua posizione organizzativa a livello di staff oppure di line strategica, con una direzione per obiettivi, per garantire maggiore discrezionalità e stabilire governance, tempi e metodo per l’attuazione del processo creativo. Questo perché un processo creativo ha un’influenza vitale e diretta sulla sopravvivenza e sulla prosperità dell’azienda, con l’obiettivo di guidare il modo in cui il singolo individuo o la singola Business Unit affronta i problemi.

Affinché sia possibile creare un ambiente fertile e favorevole, in modo che il metodo creativo permei e contagi le differenti business line, bisognerebbe, a mio avviso, seguire alcuni semplici passi:

  • Condividere le conoscenze interne ed esterne, per evitare inutili sforzi;
  • Analizzare e customizzare il processo creativo in funzione della realtà aziendale e delle richieste;
  • Definire un ambiente confortevole e funzionale, democratico e informale;
  • Sviluppare una visione su cosa dovrà essere l’azienda o la Business Unit, cercando progressivamente le modifiche ai comportamenti che portano nella direzione voluta.

E’ difficile insegnare la creatività, ma con piccoli sforzi e accorgimenti organizzativi si possono creare le condizioni favorevoli tali per far emergere le proprie potenzialità, e diventare, nei propri limiti, dei piccoli Leonardo.

 

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