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Michael Grills, da illustratore finito ad artista esponenziale

Michael Grills, da illustratore finito ad artista esponenziale

Michael Grills è un bravo illustratore canadese. Il suo stile piace ai clienti: uno stile che si è evoluto seguendo le tendenze artistiche, le richieste professionali, l’intuito, le velleità, il talento… Insomma la consueta strada evolutiva che porta una semplice passione per il disegno a diventare una complessa professione a metà strada tra l’arte e l’artigianato visivo.

Poi succede l’imponderabile.

A Michael capita il classico incarico ad alto impegno in poco tempo: lo chiamano da una software house per realizzare i personaggi di NeverWinter Nights, un nuovo videogame in stile Dungeons and Dragons. Una ghiotta occasione professionale.

Vista la sua bravura, viene selezionato per crearne parecchi, e li riesce a fare ognuno in poche ore, senza soste, per settimane.

C’è solo quel dolorino insistente alla mano, frutto certamente della stanchezza da iperlavoro, ma va be’, passerà.

Il disegno è un impegno fatto di occhi, testa e mano. Gli occhi possono arrossarsi, alla testa può venire una bella emicrania, ma alla mano non dovrebbe mai capitare niente. A volte si è destinati senza saperlo a una patologia che rimarrà dormiente per quasi tutta la vita, a meno di fattori scatenanti. Ecco, il lavoro per NeverWinter Nights è un fattore scatenante.

Il dolorino si estende a tutta la mano, e non se ne va nemmeno stando fermo. Sale al braccio, al gomito e infine arriva alla spalla. Per Michael è il panico. La diagnosi è artrite.

Michael è giovane e bravo. L’illustrazione è il suo mestiere, è la cosa che gli riesce meglio. Come tutti, ha passato anni a cercare di migliorare, a trovare il suo stile unico e vendibile, a prepararsi, a studiare, a tenersi aggiornato, a coltivare l’amore per il proprio lavoro, a prendere quei bivi da cui non si torna indietro. Come tutti, ha investito su sé stesso.

La sua modalità consolidata di lavoro comporta l’uso di una tavoletta grafica Wacom. Si tratta di un sofisticato dispositivo hardware che permette di disegnare al computer tramite una penna speciale e un piano in plastica di dimensione variabile. Quel che si disegna sulla tavoletta è visibile in tempo reale sullo schermo, passando attraverso software quali Photoshop, Sketchbook e Painter. La raffinata tecnologia della tavoletta consente al disegnatore di variare spessore, colore e trasparenza del tratto attraverso i movimenti e la pressione della mano. Insomma, non è come usare pennelli e matite reali ma ci va molto vicino, e con un po’ di pratica e molto talento, permette di fare cose bellissime con grande naturalezza, risparmio di tempo e infinite possibilità di modifica.

Anche cambiando i settaggi della tavoletta, Michael non riesce più a disegnare per più di qualche ora senza sentire quel dolore paralizzante. La leggera pressione con cui variava il tratto e quindi il segno delle sue illustrazioni, è diventato un gesto che fa male. Il suo stile è perso per sempre, perché per tutti, lo stile è la somma di talento più esperienza più padronanza di uno strumento.

Un architetto, un ingegnere, un avvocato possono fare tanti lavori alternativi, ma un disegnatore è come un chirurgo, senza le mani può solo ripiegare su mestieri magari dignitosi ma che non lo faranno mai volare alto come prima. Un artista difficilmente si troverà bene a fare l’insegnante di ripiego, o il proprietario di un negozio di articoli di belle arti.

In suo aiuto arriva l’innovazione.

Adobe, la stessa software house che produce Photoshop, presenta in quei giorni la nuova release di Illustrator, il software di disegno vettoriale che ha preso il posto di Freehand, finora standard incontrastato. Volendo semplificare al massimo, mentre Michael scopriva di essere artritico, Photoshop era più comunemente usato per il fotoritocco e il disegno per pixel, mentre Illustrator era usato perlopiù per la creazione di loghi e di illustrazioni geometriche.

La release appena uscita di Illustrator gli permette di creare aree colorate e di differenti trasparenze senza dover ricorrere alla pressione della penna. Michael fa un esperimento colorando la scansione di un suo disegno a matita, e dopo un po’ di incertezza dovuta al cambio di software e di approccio all’illustrazione, con una certa meraviglia si accorge che non è il movimento della mano a produrre dolore, ma solo i cambi di pressione. Tolti quelli, può ricominciare a disegnare con i tempi giusti e senza provare dolore.

L’aspetto innovativo di questa storia è che ovviamente qualcosa è cambiato. Lo stile di Michael non è più quello di prima, ma adesso ne ha uno nuovo che sorprende tutti. Stavolta il suo stile è la somma di talento più patologia più innovazione.

I suoi ritratti fatti in Illustrator senza l’uso classico dei livelli di pressione sulla Wacom, hanno trovato un mercato che gli dà molte soddisfazioni.

Sappiamo che innovare non vuol dire per forza trovare una novità assoluta: a volte basta presentare una vecchia idea al momento giusto. Aggiungo che a volte, innovazione vuol dire abbandonare il pensiero consolidato attraverso la distruzione del paradigma. Quel paradigma che voleva Michael o bravo come prima oppure illustratore morto, finito.

L’innovazione fatta da Adobe su Illustrator gli ha sicuramente reso le cose più facili, ma il grande merito di Michael non è stato tanto quello di cercare un modo alternativo e raffazzonato per continuare a fare le cose come prima, quanto piuttosto quello di trasformare la patologia in opportunità, la crisi in salto quantico; una professione lineare in un’arte esponenziale.

 

In evidenza, “Nick of Time”, la prima illustrazione di Micheal Grills creata usando Illustrator e… artrite

 

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