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Che sia l’anno degli smart citizen …

Sul sito Agenda Digitale è stato pubblicato un articolo di Michele Vianello, digital evangelist di Ars et Inventio, con i suoi auspici per il 2016, un anno che, a suo dire, dovrà segnare una maggior presa di consapevolezza da parte degli smart citizen, dopo aver registrato il flop delle smart city a causa di politiche centralistiche, miopi e poco finanziate.

Michele Vianello ha raccolto i suoi pensieri in un e-book (Smart Citizen, Istituzioni e Politica. Dal potere dello zapping al diritto all’interlocuzione) che ha messo a disposizione gratuitamente, sperando di continuare a discuterne con chi vorrà impegnarsi per portare avanti questi temi di fondamentale importanza per lo sviluppo organico delle comunità urbane.

Di seguito, riportiamo alcuni dei passi più significativi dell’articolo.

Il mio augurio è che nel 2016 non si parli più di “smart cities” et similia. Basta, non se ne può più.

Continuo ad osservare un eccesso di centralismo nell’approccio italiano alle smart cities. Si continua a confondere le linee guida che ogni Ministero vuole dettare per partecipare ai bandi (nazionali o europei) con le politiche che ogni territorio, liberamente, dovrebbe applicare. Una politica per radicare i fattori abilitanti alla diffusione delle tecnologie digitali, ad esempio la diffusione della connettività, necessita di interventi “forti” da programmare e incentivare da parte del Governo.

Basta perdere tempo con proclami o ricette “centralistiche”, peraltro non supportate da finanziamenti, ognuno, sul territorio, corra per rendere più smart la sua città.

… non è possibile programmare la diffusione del digitale perché essa si dispiega in modo assolutamente “anarchico”. Meglio, la diffusione del digitale avviene per effetto della ricerca e della diffusione dei prodotti lanciati dalle imprese.

L’innovazione digitale dispiega poi positivamente i suoi frutti laddove i cittadini sono diventati “smart citizen”, ma ciò avviene a prescindere dalla quantità di innovazione diffusa.

Le tanto conclamate Amsterdam o Berlino, indicate come i prototipi da imitare nella “smart mobility” fondano il loro successo su una radicata cultura della mobilità intelligente consolidatasi tra i cittadini ormai da decenni.

Che fare allora? È necessario che si moltiplichino le attività di alfabetizzazione digitale di tutta la popolazione. Come affermo ormai da tempo l’alfabetizzazione digitale della popolazione è prima di tutto una grande lezione di “consapevolezza” di ciò che, nel bene come nel male, il digitale può offrirci. Ricordiamoci soprattutto che l’alfabetizzazione digitale è “personale” e non di massa. Ciò vale per i singoli cittadini, come per le imprese.

… le pubbliche Amministrazioni dovranno acquisire l’idea che ciò che va digitalizzato non sono i “procedimenti”, quanto piuttosto i “processi”. Questi processi andranno digitalizzati con gli occhi dei “city user”. La digitalizzazione della P.A, avverrà con successo a condizione che si crei un circuito virtuoso fatto di domanda e di offerta.

Onestamente, fino ad ora, non ho visto traccia di una politica industriale per la diffusione del digitale. La fattura elettronica e SPID non sono una politica industriale.

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