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Innovazione: forma o sostanza?

L’innovazione può essere formale? Ciò che rende «formale» un qualcosa è l’adesione a un’idea o a una regola. Ne è un esempio interessante il vivace dibattito, che mi è capitato tra le mani di recente, tra antropologi economici formalisti e sostantivisti del secondo dopo guerra, dove i formalisti si sforzarono di applicare i modelli e le teorie microeconomiche alle società primitive che studiavano, mentre i sostantivisti, Polanyi in testa, opponevano una ferma attenzione all’osservazione del caso reale e allo studio delle società per come sono e non per come dovrebbero essere. Il successo recente della behavioural economy di Thaler, Kahneman, Shiller sembra in parte riprendere questo approccio in economia (mi perdonino eventuali cultori della materia se trovano il parallelo un po’ rustico).
La domanda ci riguarda da vicino come studiosi e abilitatori di innovazione.

Le organizzazioni complesse, come le grandi aziende, hanno un alto grado di attenzione alla forma che si scontra su base quotidiana con la sostanza del business

Le liturgie interne nel caso peggiore, la necessità di prendere decisioni il più possibile informate in quello migliore, sono degli enormi ostacoli sulla via di un’innovazione agile e audace, capace di riconfigurare un mercato, creare nuovi segmenti di clientela, soddisfare un bisogno che i consumatori non sapevano nemmeno di avere, generare un comportamento sociale nuovo.

In questi contesti può essere necessario creare delle soluzioni organizzative tali per cui sia “permesso” trascendere le forme e l’adesione a regole scritte o non scritte (paradigmi e liturgie), per dare spazio a sostanziali mutamenti del modello di business

Ci vuole coraggio, non sempre la qualità più apprezzata in azienda, e una forte leadership in grado di indicare la via e favorire le condizioni per crescere cambiando, evitando il rischio di un’inerzia che in situazioni limite rischia di essere esiziale per l’organizzazione. Per questa ragione sosteniamo, un po’ provocatoriamente, che mentre sui mercati l’innovazione bottom up è una costante, in azienda non può esistere senza una forte e chiara volontà della leadership di andare in quella direzione. Forte e chiara volontà fatta più di sostanza (investimenti, riconoscimento, partecipazione in prima persona), che di forma (titoli sui biglietti da visita e onerosi processi decisionali). Troppo spesso ci capita di vedere che, anche con le migliori intenzioni, le organizzazioni sono in grado di sviluppare soltanto processi formali di innovazione, che vanno nella direzione opposta a quella inizialmente ricercata.

Forse saremo un po’ naive, ma ogni nostro progetto nasce nel tentativo di infrangere qualche regola e di sfidare i nostri clienti (più spesso quasi dei compagni d’avventura) a osare un po’ di più e rinunciare ai comfort della forma per provare a dare vita a innovazioni di sostanza. It’s a dirty job but somebody’s gotta do it…

 

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