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Open Innovation: le professionalità per attivare il paradigma

Open Innovation: le professionalità per attivare il paradigma

Nel 2004 ero in stage al Centro Ricerche Fiat, quando per la prima volta mi capitò per le mani questo libro rosso e bianco di Chesbrough. Era uscito da poco e la copia che avevo per le mani era stata “trafugata” (presa in prestito) dalla Sant’Anna di Pisa. Ora passava di mano in mano, in modo carbonaro, come una sorta di nuovo vangelo. – Eh che sarà mai? – Pensavo, cominciando la lettura.
Guardando il mio smartphone cinese di ottima qualità (a parte il gps), penso che il mondo dal 2004 è cambiato parecchio e che le tecnologie a disposizione hanno rivoluzionato le potenzialità dell’Open Innovation.  Chesbrough è stato bravo a mettere il cappello su un concetto che, in modo latente, esisteva in differenti ambiti industriali. Anche nel mondo delle PMI, a mio avviso, si è sempre praticato un modello di innovazione che ha molto a che vedere con l’open innovation, applicato in modo piuttosto artigianale e più per necessità che per virtù.

Cosa diceva Chasbrough nel 2003 quando ha scritto “Open Innovation: the new imperative”?

Più o meno questo:

Open Innovation is a paradigm that assumes that firms can and should use external ideas as well as internal ideas, and internal and external paths to market, as the firms look to advance their technology. Open Innovation combines internal and external ideas into architectures and systems whose requirements are defined by a business model


L’imperativo, ora che tutti lo conoscono, è diventato, oltre che imperativo, anche pressante. Molte aziende hanno compreso che vanno costruite e strutturate delle metodologie e delle professionalità in grado di implementare sistemi di Open Innovation. Le competenze che caratterizzano queste professionalità sono molteplici: devono saperne di finanza, di sistemi di finanziamento, di brevetti, di strategia aziendale, di mercato, di sistemi internazionali, di R&D.

Esiste un layer di professionisti in grado di operare internamente o in outsourcing per la gestione dei network di open innovation delle aziende? Quale il loro compito?

Attivare un ecosistema di innovazione esterna prevede la gestione di infrastrutture per il convogliamento delle idee, non si può prescindere dalle piattaforme online, dal social networking, dalla comunicazione verso l’esterno di quali sono i canali per entrare in contatto con l’azienda al fine di massimizzare il flusso di idee in entrata. È necessario un severo e strutturato processo di valutazione delle idee, della loro fattibilità tecnica ed economica e del modello di business che vanno a generare, che in qualche modo dovrà tenere conto anche dell’attuale modello di business dell’azienda, magari per distruggerlo.
Attivare un sistema di Open Innovation prevede anche delle attività “push”, come identificare gli attori più importanti dell’ecosistema, attivarli, stimolarli, comprendere quali margini di collaborazione siano possibili. Comprendere il loro valore per l’azienda e la value proposition dell’azienda verso di loro.  Ma anche saper identificare modelli di business per l’acquisizione o la cessione e in generale per la gestione della proprietà intellettuale. Identificare modelli di business per la creazione di spin-off o startup che si integrino con i modelli di business dell’azienda generandone al contempo di nuovi.
Il layer è composto da nuovi broker tecnologici che diventano degli enabler di ecosistemi di Open Innovation. Sono figure o team, con un set di competenze molto differenziato, in grado di intuire, stimolare, selezionare, gestire la creazione di connessioni di valore all’interno dell’ecosistema che hanno creato per l’azienda. Queste competenze possono permettere loro di importare ed esportare idee e di essere volano per la creazione di nuove opportunità di business.
La gestione dell’Open Innovation è un insieme più esteso della gestione dell’innovazione. Oltre alla capacità tecnica di produrre novità e renderla economicamente redditizia diventa necessaria la capacità di creare relazioni che generino valore dallo sviluppo di progetti di innovazione: questa è forse la competenza principale che chi si occupa di Open Innovation deve possedere.

Foto in evidenza: Corbis

 

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