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Perchè le grandi aziende dovrebbero ascoltare Ornette Coleman

Perchè le grandi aziende dovrebbero ascoltare Ornette Coleman

Tra le tante passioni che occupano il mio tempo libero (quel poco ormai che me ne rimane), un posto molto importante è occupato dalla musica. Amo tutta la musica, ma quella che più mi fa battere il cuore è il Jazz. Credenze popolari, spesso, hanno portato a rappresentare i “Jazzisti” come dei geni confusi e contorti, che non sanno quello che stanno suonando.  Nella realtà, l’arte del Jazz (perché per me è un’arte) è molto complessa, un risultato di instancabili studi, pratiche e ricerche, che porta il musicista ad essere agile e dinamico, guidando la musica ad un rinnovamento continuo ed esplorando differenti campi. In una sola parola: IMPROVVISAZIONE.

Il jazz è l’unica musica in cui la stessa nota può essere suonata notte dopo notte, ma ogni volta in modo diverso

Ornette Coleman

Che cos’è l’improvvisazione?

Gli improvvisatori sono quei musicisti interessati a creare nuovo materiale musicale, sorprendendo sé stessi e gli altri con idee spontanee ed estemporanee, e spesso con la minaccia del fallimento e dall’incoerenza che si nasconde dietro l’angolo. Chi improvvisa, pertanto, sa che si sta muovendo nel limbo dello “sconosciuto”, saltando nel buio, tracciando delle linee una dietro l’altra e cercando poi di unirle o, quantomeno, di renderle sempre più vicine.

Le metafore del “limbo sconosciuto” e del “salto nel buio” suggeriscono come il carattere polivalente dell’improvvisatore lo porti ad impegnarsi in attività in cui il futuro è in gran parte sconosciuto, ma dove egli stesso sa che sarà possibile creare qualcosa di nuovo e coerente.

L’improvvisazione coinvolge attività quali l’esplorazione, la sperimentazione continua, il muoversi senza sapere dove si arriverà o cosa si costruirà, il tutto in un ambiente caotico, popolato da gruppi con diverse caratteristiche, dove tutti sono leader, dove bisogna essere veloci, abili nel prendere decisioni irreversibili, altamente interdipendenti gli uni dagli altri (per interpretare coerentemente le informazioni), totalmente dedicati all’innovazione e alla creazione di novità.

Peter Drucker, in uno dei suoi tanti saggi, suggeriva che i nuovi leader dell’innovazione devono essere come i direttori d’orchestra, ovvero capaci di saper girare le spalle alla folla. A mio avviso questa metafora  è un po’ limitata, in quanto in un’orchestra gli spartiti sono già scritti, il conduttore è uno solo e, pertanto, si perde quella che è l’essenza dell’improvvisazione: l’esplorare e lo sperimentare insieme.

Secondo me, un’organizzazione innovativa deve essere uguale ad una Jazz Band, dove l’improvvisazione, governata a sua volta da abilità, velocità e agilità, può massimizzare l’apprendimento e l’innovazione.

I manager dell’innovazione devono imparare a improvvisare così come i musicisti Jazz sanno fare meglio in una jam session:

  • devono inventare nuove risposte senza che ci siano degli spartiti prescritti e senza la certezza dei risultati
  • devono percorrere nuove strade a volte tortuose e a volte armoniose
  • devono essere spontanei
  • devono interagire e interpretare i segnali che provengono dall’esterno
  • devono sapersi muovere all’interno del gruppo, anche con degli assoli che siano in grado di trasformare la direzione e il flusso degli eventi.

I manager dell’innovazione (e non solo) devono sapersi impegnare nel dialogo e nella negoziazione; saper creare gli spazi condivisi (anche virtuali) per ottimizzare i processi decisionali, basati non più sulla gerarchia, ma su solide competenze distintive di ogni singolo componente del gruppo, seguendo le regole dell’improvvisazione.

Siete pronti per una nuova Jam session?

 

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