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L’innovazione è semplice

Oggi la velocità d’apprendimento è la “dinamica di adattamento darwiniana” delle aziende nell’attuale contesto di business

“L’abbiamo pensato, l’abbiamo definito, l’abbiamo comunicato, l’abbiamo progettato, l’abbiamo prototipato, poi l’abbiamo modificato e l’abbiamo nuovamente prototipato  una serie di volte, ora lo stiamo testando e forse lo lanceremo, forse lo modificheremo o utilizzeremo l’esperienza che abbiamo fatto per migliorare o per generare nuovi prodotti e nuovi servizi”.

Immagino che questa sia stata la sintesi del lavoro del team di Google che pochi giorni fa ha annunciato la fase test, nell’area della baia di San Francisco, del nuovo servizio “Hands free payments”. Un servizio che consente di pagare il conto ad un negoziante dando l’ordine via voce “Pago con Google”. Lo smartphone che abbiamo in tasca o in borsa, sulla base del riconoscimento vocale, autorizza il pagamento collegandosi automaticamente con il registratore di cassa che si e’ connesso allo stesso smartphone.

Il percorso delle attività sono sicuro che non si allontana molto da quello che è realmente successo dal maggio 2015, mese in cui su YouTube apparve il video del teaser del servizio, sino ad oggi, marzo 2016, mese in cui Google ha annunciato il test.

Riflettere su quest’ultima iniziativa della grande azienda digital (e non solo) di Mountain View mi ha consentito di collegare questa esperienza con le evidenze delle ultime due settimane di lavoro.

In queste ultime due settimane, insieme ai miei colleghi, abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con due importanti aziende italiane sul tema Innovazione e Gestione dell’innovazione. Una multinazionale italiana del settore food e un’eccellenza internazionale italiana nel settore manifatturiero. Aziende che, sebbene molto diverse per dimensione, storia, settore ed esperienze in area innovazione, ci hanno manifestato lo stesso problema.

Ovvero, l’esigenza di poter contare su un approccio all’innovazione che fosse più  veloce. Più veloce di quello in essere. Una velocità che ad oggi risulta zavorrata dai processi decisionali, dalla visione dei ritorni di breve termine e da un’attitudine culturale che tenta sempre di garantire quello che si sa già e che si è fatto nel passato.

Oggi questa esigenza è diventata la priorità principale delle aziende che devono difendere le quote di mercato e i vantaggi competitivi conseguiti grazie ad un Modello di Business solido e consolidato nel tempo.

Penso che la lezione del progetto di Google sia paradigmatica.

Fare innovazione è semplice. Semplice ma complesso. Fare innovazione non è complicato, ma non è lineare.

Semplice perché è fisiologico. E’ una necessità strategica, in particolare per le aziende che devono mantenere e difendere le posizioni. Complesso perché i fattori e le dinamiche dell’innovazione sono difficilmente identificabili a priori. Occorre imparare a innovare. E imparare ad innovare con velocità lo si apprende solo innovando in modo più veloce.

Innovare non è complicato, perché come ci insegnano le grandi aziende innovative la regola da seguire è “Ready? Set! Go!” ovvero, vuoi innovare? Allora inizia ad innovare! Mettiti in gioco, non prenderti troppo sul serio, discuti tutto quello che dai per scontato e che ti ha consentito di arrivare sin qui e di arrivare al successo. Metti tutto in discussione. Non è complicato, occorre solo iniziare. Ma tutto questo non è lineare.

Non sappiamo cosa si innoverà, sappiamo che possiamo definire come vogliamo innovare e su quali temi orientare gli sforzi  ma non possiamo definire a priori i risultati che potremmo ottenere e se li otterremo. Sappiamo bene cosa succederà se non lo faremo.  Cosi come non possiamo applicare metodi di valutazione e di selezione dei risultati che sono tipici di uno scenario consolidato o di metriche aziendali conosciute e già testate.

Ma perché la velocità delle attività gestite dal processo d’innovazione è cosi importante? Perché la velocità delle singole fasi, Creatività-Execution-Appeal , è cosi determinante?

Ciò che è determinante non è la velocità di esecuzione delle singole attività o di utilizzo degli strumenti previsti dal processo d’innovazione. Quello che risulta essere il vero fattore di successo è la velocità d’apprendimento da parte delle persone coinvolte dalle attività d’innovazione da parte dell’azienda nel suo complesso.

Oggi la velocità d’apprendimento è la “dinamica di adattamento darwiniana” delle aziende nell’attuale contesto di business.

E’ importante imparare velocemente sia dai successi sia dagli insuccessi di ogni singola fase ed attività del processo d’innovazione. Con una sistematica e strutturata capacità di registrare e monitorare tutti gli avanzamenti e i fallimenti. Capitalizzando il patrimonio di informazioni che si generano dalle attività e modificando progressivamente sia il modo con cui l’azienda innova, modello e processo, sia i prodotti/servizi/processi oggetto d’innovazione, analisi delle opportunità.

Non sappiamo se il servizio di Google diventerà una “killer application” o il nuovo paradigma dei pagamenti. Ma di una cosa siamo sicuri: tutto quello che impareranno sarà  riutilizzato per migliorare le attività d’innovazione, per generare nuovi servizi/prodotti, per migliorare gli attuali con l’obiettivo di essere sempre più veloci nell’imparare e nell’essere costantemente Beta. Ma questo è il modello di Innovazione di Google. E il vostro modello di innovazione qual è?

 

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