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Agricoltura digitale: un punto di vista

Nell’ultimo articolo che ho scritto per questo blog, ho provato ad approfondire alcuni temi legati all’IoT e alla rivoluzione digitale nel mondo industriale. Mi sono chiesto come la trasformazione digitale potrebbe influire sull’agricoltura. Ho scoperto un mondo. Per non perdermi in questa vastità, ho deciso di restringere il mio interesse agli ortaggi, partendo dal piccolo orto di casa.

L’agricoltura domestica

Ho scoperto che posso costruire il mio orto da giardino, con il mio agricoltore “a controllo numerico”, che semina, bagna, controlla, leva le erbacce (SOPRATUTTO leva le erbacce), raccoglie, controlla il meteo. Io lavo, condisco e mangio. Tengo tutto sotto controllo con il mio smartphone: suggerisco, monitoro con le videocamere embedded, definisco l’occupazione degli spazi. Ricevo ricette sul mio social network preferito in base al grado di maturazione degli ortaggi. È un progetto open source basato su Arduino e Raspberry, stampa 3D, IoT, robotics, cloud computing, e un po’ di GoPro. Un’insalata mista di tanti tech trend messi insieme. Ok, costa 4.000 euro. Hai voglia a mangiare zucchine per ammortizzare la spesa. Però segna un punto di partenza da cui immaginare un’autosufficienza agricola automatizzata.

E se non ho abbastanza spazio, non ho un giardino, se vivo in città? L’orto robotico lo faccio idroponico, ne controllo l’illuminazione in modo artificiale e lo chiudo in una cassettiera sotto il letto, o lo appoggio al muro, in soluzione verticale, come una scarpiera. Per le soluzioni “casalinghe” non c’è ancora tanta automazione. L’azienda Niwa sta cominciando a produrre un piccolo impianto idroponico per coltivare frutta e verdura e lo vuole vendere come un elettrodomestico. Naturalmente tutti i parametri sono controllabili attraverso lo smartphone che suggerisce anche le operazioni necessarie, come, per esempio, la potatura e la rimozione delle erbacce. L’app sullo smartphone permette anche far diventare social il proprio orto d’appartamento.

E poi c’è l’agricoltura industriale

Pensare all’agricoltura come un’attività quasi manifatturiera fa un po’ strano ma è un orizzonte vicino, tecnologicamente a portata di mano, economicamente sostenibile, ed ecologicamente virtuoso. L’azienda Mirai, giapponese, produce ogni giorno 10.000 cespi di lattuga dai suoi stabilimenti quasi totalmente automatizzati, con un’occupazione di spazio ottimale, risparmiando fiumi di acqua e di energia. Tutti i parametri per la coltivazione sono monitorati e ottimizzati. Se ci si mette un po’ di energia rinnovabile e qualche storage energetico il processo diventa, probabilmente, CO2 negativo. Mirai è sicuramente un’azienda pioniera nella coltivazione indoor, ma ci sono molte altre aziende che si stanno affacciando sul mercato con sistemi fortemente industrializzati per la produzione di ortaggi.

L’Internet of Things è protagonista di tutto questo. Abilita impianti industriali e casalinghi estremamente controllati nei loro parametri di funzionamento: umidità, temperatura, acidità del suolo, luminosità, permettendo un monitoraggio pianta per pianta. Le informazioni puntuali sulla pianta permettono di ottimizzare la produzione, la logistica e tutti i processi a valle.

L’agricoltura in generale vivrà nei prossimi anni una profonda rivoluzione digitale, fatta da unmanned vehicles, sensoristica distribuita, big data, trattamenti di precisione sulle coltivazioni, cominciando da quelle ad alto valore aggiunto. Un nuovo mondo di innovazione in cui saranno importanti non solo le tecnologie, ma anche i nuovi modelli di business che tutte le aziende coinvolte, da quelle high-tech a quelle agricole, dovranno implementare.

 

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