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Miyazaki, innovare con l’analogico
Di recente sono tornato in Giappone, Paese che amo e che adoro fotografare. Ho approfittato dell’occasione per visitare di nuovo il Museo d’Arte Ghibli a Mitaka, che quest’anno celebra i 15 anni dall’apertura ed è stato rinnovato in alcune parti da quando c’ero stato nel 2011. Se siete appassionati di cinema, di Giappone, o di anime, il nome Ghibli non vi sarà sconosciuto: è lo studio cinematografico giapponese di animazione per antonomasia, che ha creato capolavori quali “La città incantata” (Oscar per il miglior film d’animazione nel 2003) “Il mio vicino Totoro“, e “Il Castello Errante di Howl“. Fondato nel 1985 dal premio Oscar alla carriera (2014) Hayao Miyazaki e Isao Takahata, due artisti che si sentivano limitati dagli studi di animazione dell’epoca, ha avuto fin dal primo film (Nausicaa della Valle del Vento) un successo straordinario grazie all’altissima qualità delle opere prodotte, sia in termini di realizzazione sia di contenuto e messaggio.
Il Museo d’Arte Ghibli è un museo incentrato – ovviamente – sulle opere dello Studio Ghibli e sull’immaginario a esse collegato: è un luogo permeato di poesia, che riesce a trasmettere al visitatore l’amore per la qualità e la perfezione dei lungometraggi.

Il museo Ghibli, il bello dell’analogico

Entrarci fa un certo effetto: oltre a incantevoli diorami dei film, aree per bambini ed esempi di sistemi di proiezione (rigorosamente analogici), sono riprodotte le stanze in cui Miyazaki lavorava quando aprirono lo studio.
E’ impossibile non rimanere colpiti dai meravigliosi bozzetti che tappezzano le pareti, dai matte painting degli sfondi, dai modellini presenti e dall’enorme quantità di libri che l’autore ha raccolto negli anni per documentarsi, prendendo alla lettera la frase di Bruno Munari:

“L’individuo creativo è in continua evoluzione e le sue possibilità creative nascono dal continuo aggiornamento e dall’allargamento della conoscenza in ogni campo”

Tutti i suoi film sono orientati all’ecologismo, così sulle scrivanie ci sono pile di testi di botanica, per rappresentare nel modo più corretto possibile le piante e i fiori; forti sono anche tematiche come l’antimilitarismo e l’anti industrializzazione, per cui insieme ai libri sul mondo vegetale – con un accostamento che colpisce l’occhio – si trovano numerosi volumi tecnici e di aviazione (il padre di Miyazaki aveva un’azienda che costruiva parti di aerei, durante la II Guerra Mondiale, e questo ha condizionato molto le sue creazioni).
Essere immersi nel 2016 in un mondo tanto analogico è strano: la maggior parte degli studi di animazione è passata all’utilizzo del computer in tutte le fasi della produzione dei film, ma lo Studio Ghibli resiste nel voler continuare con una produzione il più possibile artigianale: i computer vengono naturalmente utilizzati, ma a differenza di case come la Pixar o la DreamWorks Animation, che basano tutto il loro lavoro sul 3D, lo Studio Ghibli si affida ancora al disegno manuale, conservando in questo modo tutto il suo sapore originale.
L’amore per tale approccio si evince fin dal primo momento in cui si entra nel Museo: il biglietto, che viene rilasciato all’ingresso presentando la sudatissima prenotazione (i posti sono limitati, e vanno comprati in specifiche agenzie con mesi di anticipo) è una striscia di cartoncino a protezione di un pezzo di pellicola cinematografica – autentica – con tre fotogrammi di un film dello Studio. Un altro legame con un mondo, quello delle proiezioni, passato al digitale da diversi anni.
La curiosità su come si possa lavorare in questo modo alle soglie del 2017 nasce spontanea, quindi. Quali sono i metodi, le tecniche di creatività e l’approccio che consentono a Miyazaki e al suo team di continuare a innovare pur rimanendo legati alle tradizioni?
Negli anni il Maestro ha rilasciato numerose interviste che, insieme al documentario sullo Studio Ghibli (Il regno dei sogni e della follia) girato durante la lavorazione del film “Si alza il vento”, offrono numerosi spunti di riflessione che possono essere applicati a diversi ambiti lavorativi, non solo a quello dell’animazione.

Le 7 regole di Miyazaki

1. Metti il cliente al centro
Anche se secondo alcuni miei colleghi il concetto è un po’ passé, Miyazaki insiste molto su questo punto: tutti i suoi film hanno tra i protagonisti figure infantili molto forti, spesso bambine. Nonostante la grande differenza di età (ha compiuto 75 anni nel 2016), è in grado di rappresentare i bambini in modo straordinariamente realistico. Secondo lui questo deriva dalla sua capacità di entrare in sintonia profonda con i bambini, ma solo dopo aver trascorso molto tempo a interagire con loro. “Li guardo e cerco di vedere le cose come fanno loro”, dice Miyazaki. “Se riesco a farlo, posso creare qualcosa che vada bene per tutti.”
2. Guarda sempre avanti
Miyazaki migliora continuamente la sua arte, spesso passando ben più di due anni su un singolo progetto. E dopo aver trascorso tanto tempo a perfezionarlo prima di pubblicarlo, Miyazaki non se ne innamora. “Non importa quanto duramente lavora o quanto meraviglioso sia il film”, dice un partner dello Studio, “non ha assolutamente alcun sentimentalismo per il suo lavoro”. Questa mancanza di attaccamento emotivo lo libera e gli permette di concentrarsi sul progetto successivo, con meno vincoli creativi e senza essere bloccato dai suoi stessi pregiudizi o le critiche di terzi. Tiene molto in considerazione, però, le reazioni degli spettatori.
3. Lavora con il massimo impegno
Da buon Giapponese, lavora sodo: in un’intervista ha dichiarato che, quando lavora duramente, riesce a sentire il profumo del sangue nelle narici. Questo suo impegno lo distingue da tutti gli altri, e gli consente di raggiungere risultati fuori dalla portata di molti.
4. Ama i momenti di tranquillità
Secondo Miyazaki i momenti di relax sono molto importanti, e li passa nella natura che tanto ama. “A volte l’ispirazione arriva in momenti sabbatici, che sia una mela che ti cade in testa, o la visione di una farfalla che ti fa scrivere una poesia. Questi momenti sono vitali per la creatività”
5. Sviluppa un network eterogeneo
Nonostante il focus dello Studio sulle tecniche di animazione tradizionale, Miyazaki è molto legato ad artisti come Lasseter di Pixar, caratterizzati da un approccio completamente differente, e con i quali ha continui scambi di opinioni. Ciò aiuta la creatività, esplorando più facilmente strade altrimenti non immediatamente percorribili, e – nel loro caso specifico – allarga la fan-base :-)
6. Sentiti libero di non essere d’accordo [o mainstream]
Miyazaki è apertamente contrario a certe tematiche, come l’energia nucleare (largamente utilizzata nel suo Giappone), le guerre volute dagli Stati Uniti, l’iPad o le tecniche di storytelling à la Disney. Non ne fa mistero, anzi lo dichiara con decisione. Distinguendosi dal flusso della cultura pop, si è creato una nicchia personale.
7. Ama quello che fai
Se ami il tuo lavoro, tutti se ne accorgeranno. L’amore di Miyazaki per il proprio lavoro traspare così fortemente dalle sue opere, che è impossibile non esserne rapiti.
Se mai doveste andare in Giappone, ricordatevi di fare un salto a Mitaka (è in periferia di Tokyo): potrete sperimentare di persona la passione di Miyazaki per il suo lavoro in ogni particolare del Museo. Nel frattempo, se non l’avete ancora fatto, ritagliatevi qualche momento per guardare i suoi film :-)

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