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“LA VITA È UNA FIGATA”

Ascoltare è una pratica da inserire nella nostra agenda quotidiana. Ecco le mie ultime due esperienza di ascolto e le lezioni che ho appreso

Negli ultimi giorni ho incamerato insegnamenti ed energia positiva da due persone che ho avuto modo di apprezzare pienamente applicando la pratica, oramai quasi sconosciuta, dell’ascoltare. In un’epoca in cui proliferano i mezzi con i quali possiamo esprimere la nostra voce, non sempre affiancata da pensieri, ascoltare è un lusso che ci dobbiamo permettere con dedizione e rispetto.

Ho prima ascoltato prima Bebe Vio, Campionessa Olimpica, mondiale e europea di scherma paraolimpica, e successivamente in stretta sequenza, ho ascoltato il discorso di commiato del Presidente degli USA Barack Obama. Come sapete esiste anche un sottile filo istituzionale che unisce queste due persone.

Devo ringraziare Alessandra Lepri, per aver avuto l’opportunità di condividere con Bebe Vio non solo un palco in occasione di un evento corporate in cui eravamo entrambi keynote speaker, ma anche un traghetto per una breve traversata, un’auto per spostamenti, un pacchetto di patatine fritte all’aeroporto e altre situazioni conviviali. Non ho alcuna velleità né spregiudicatezza per parlare di Bebe, del suo vissuto e della sua storia. Vi consiglio di seguirla attraverso i suoi canali social, di leggere le sue interviste, di guardarla mentre con grande disponibilità si concede alle foto, ai complimenti delle persone sconosciute e di ascoltare le parole di sua mamma Teresa per apprendere il suo esempio e il suo valore.

Facendo riferimento ai miei temi professionali, vorrei condividere alcuni passaggi di questa esperienza che mi ha accresciuto come persona e come professionista. Nei miei ultimi speech ho focalizzato l’attenzione sulla necessità di disegnare il perimetro dei concetti d’innovazione e di creatività. Sull’esigenza di un cambio di paradigma che questa fase ci richiede in tutti i suoi aspetti sociali, economici, culturali e tecnologici. Ho anche affrontato il concetto di “paura” dei manager come leva dell’innovazione. Guardando, ascoltando e rimanendo conquistato da Bebe Vio ho capito che Bebe è un archetipo di questo cambiamento necessario perché ogni singolo istante passato con lei è una lezione su cosa stia succedendo intorno a noi ogni giorno, di cosa abbiamo bisogno come persone, come manager e come professionisti.

Bebe ci insegna che senza ottimismo, determinazione, concentrazione, grinta, sorrisi, accettazione della sfida, dei paradigmi e della paura non ci può essere cambiamento.

Senza cambiamento non può esserci innovazione

Da tempo sostengo che la creatività sia la capacità dell’essere umano di dare nuove risposte in presenza di limiti, di paradigmi che atrofizzano il nostro comportamento e il nostro punto di vista. Bebe va talmente oltre i suoi limiti che lei stessa riconosce, con grande consapevolezza e maturità, che questi possono sparire dapprima nella nostra mente. Bebe è una creativa in modo tale da riuscire ad andare oltre la visione di Steve Jobs.

Jobs si era sempre rifiutato di introdurre un pennino per i suoi prodotti perché sosteneva che avessimo 10 penne. Bebe ha scoperto, io con lei ho scoperto, che ne abbiamo almeno 11. Vederla usare con maestria l’Iphone in tutte le sue “feature” e “app” con la punta del naso è un’illuminazione per chi si occupa di creatività e innovazione.

Bebe fa cambiare i punti di vista sui nostri paradigmi per farci uscire dagli schemi che ci limitano.

Affermo anche che l’innovazione è la capacità dell’essere umano di porre e di porsi nuove domande di fronte ai nuovi limiti, ai nuovi paradigmi che l’evoluzione tecnologica ed esogena ci pongono sul percorso. Bebe è innovativa. Ad una mia precisa domanda: “Cosa pretendi dalle aziende con le quali collabori e che ti seguono per quello che riguarda la protesi?”. La sua risposta è stata lapidaria: “Io da loro pretendo di poter riuscire a fare tutto quello che voglio”.

Ascoltando questa risposta mi sono accorto di aver fatto la domanda sbagliata e soprattutto di averla posta all’interlocutore sbagliato. Possiamo classificare la risposta di Bebe nel modello “Customer Centric Innovation” ma avrei dovuto porre la domanda alle aziende che lavorano con Bebe in questi termini: “Come pensate di poter consentire a tutte le persone come Bebe di poter fare quello che vogliono?”. Questa è la corretta domanda da porre per ottenere vera innovazione. Bebe voleva i tacchi 12 cm come tutte le ragazze della sua età ed è riuscita ad averli e cosi tutte le altre ragazze che lo chiederanno e che chiederanno di poter fare tutto quello che fanno tutte le altre ragazze. Bebe voleva andare a vivere da sola ed è riuscita a convincere sua mamma e la sua famiglia che tutto è possibile!

Ascoltandola mi ha spiegato la differenza tra obiettivo e sogno.

Spesso nei progetti di innovazione che seguiamo con i nostri clienti siamo chiamati a bilanciare questi due elementi. Bebe mi ha spiegato, ed ha spiegato a tutti coloro che l’hanno ascoltata, che la vera realizzazione è trasformare i sogni in obiettivi. Ed è proprio quello che succede in azienda in area innovazione. Si deve definire un sogno, molti oggi lo chiamano “purpose” o MTP (massive transformative purpose) e poi occorre trasformarlo in singoli progetti concreti che perseguono obiettivi concreti e che nel loro insieme permettano di realizzarlo. Bebe ci ha spiegato che essere sul 44 pari in una finale olimpica è un momento bellissimo, ci fa capire di avercela fatta ma è con l’ultimo sforzo, con l’ultima sfida con noi stessi che possiamo trasformare i sogni in obiettivi in modo decisivo.

Poche ore dopo questa esperienza, insieme ai miei colleghi ci siamo ritrovati nella nostra sede SPIN per vedere e ascoltare su YouTube il messaggio di commiato del Presidente uscente Barack Obama. Nel passato ho utilizzato le parole e gli spunti del Presidente come ispirazione per molti dei miei speech e contributi. Primo fra tutti il concetto di “Sputnik Moment” e successivamente anche il famoso discorso all’Università del Cairo che ho trasformato in libro di testo per molte delle mie aule nelle Business School.

Ancora una volta vorrei condividere alcuni passaggi del discorso di Barack Obama che mi hanno particolarmente colpito per la loro stretta correlazione con i concetti dei miei ultimi lavori professionali.

Il cambiamento avviene solo quando le persone normali ne sono coinvolte e si uniscono per ottenerlo

Collective Innovation: le aziende devono poter contare su risorse capaci di innovare e disposte a partecipare ai processi di innovazione

La prossima ondata di licenziamenti non verrà dall’estero. Verrà dal continuo progresso nell’automazione che renderà obsoleti molti posti di lavoro. E quindi dobbiamo formare un nuovo patto sociale, per garantire ai nostri figli l’istruzione di cui hanno bisogno, per dare ai lavoratori il potere di unirsi in un sindacato per chiedere paghe migliori, per aggiornare il nostro welfare così che sia adatto al modo in cui viviamo, per aggiornare il fisco così che sia le persone che le multinazionali che guadagneranno di più dalla nuova economia non evitino i loro doveri verso il Paese che ha reso possibile il loro successo. Possiamo discutere sul come raggiungere questi obiettivi. Ma non possiamo metterli in discussione. Se non creiamo opportunità per tutti, la disaffezione e la divisione che ha fermato i nostri progressi non farà altro che aggravarsi

Rivoluzione Robotica (Robot Program Automation): le macchine del XX e del XXI secolo differiscono principalmente da quelle che hanno accompagnato da sempre l’evoluzione dell’uomo. Queste ultime avevano principalmente come obiettivo il perfezionamento e l’estensione delle capacità della forza lavoro, le nuove macchine hanno come diretta conseguenza la sostituzione della forza lavoro. Dobbiamo prepararci ad un nuovo patto sociale e declinarlo in nuove regole morali, etiche, educazionali e lavorative.

Ci sentiamo così sicuri dentro le nostre bolle che accettiamo solo informazioni compatibili con le nostre opinioni, vere o false, invece che basare le nostre opinioni sui fatti

Distruggi il paradigma: tutti siamo creativi, l’operazione più complicata non è la capacità della nostra mente di andare oltre i limiti e oltre i paradigmi per volontà o per necessità, ma la consapevolezza che le nostre abitudini siano dei paradigmi e riconoscerli come tali.

“Yes we can. Yes we did!

Innova solo chi vuole innovare: non fatevi uccidere dalle frasi killer dell’innovazione e da chi non vuole essere audace.

Infine come dice Bebe “La vita è una figata, se ve lo dice una ragazza di 19 anni senza gambe e senza braccia, non lamentatevi alzatevi e datevi da fare”. Un programma quanto mai politico per il nostro Paese, l’Italia.

 

Un commento

  1. Ciao Ivan, anche io ho avuto l’ onore ed il piacere di conoscere Bebe Vio e ciò che traspare da una esperienza del genere e’ che tutto risulta possibile……..migliorarsi e migliorare

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