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L’albero degli hamburger

Finalmente potrò mangiare un hamburger senza avere la sensazione di stare prosciugando le risorse del pianeta. Impossible Burger è un progetto di un’azienda americana, Impossible Foods, che mira alla creazione su scala industriale di un hamburger plant-based (vegetale). E fino a qui, c’erano già i veggie burger che però non hanno niente a che fare con la carne. Questa volta la sfida è diversa.

L’azienda “investiga le basi molecolari di sapore e consistenza degli alimenti”, imparando a conoscere come queste interagiscono con il nostro gusto. L’idea è che le nostre sensazioni possano essere benevolmente imbrogliate, circuite e reindirizzate, facendoci sentire carne dove carne non è. Un hamburger che appaia all’occhio, al palato e al gusto, così buono da invogliare, anche chi avrebbe ordinato carne, ad ordinarlo.

Il progetto parte dalla presa di coscienza che anche le abitudini alimentari influiscono sui cambiamenti climatici. Un po’ la stessa presa di coscienza che fa uscire me con un velato senso di rimorso dall’hamburgeria. L’allevamento intensivo per la produzione di carne viene visto oggi come eccessivamente impattante sull’ambiente, a causa dell’occupazione del suolo, dell’utilizzo di acqua, della produzione di scarti inquinanti e gas serra. Mangiare carne è un processo energeticamente poco efficiente. Ricercare un’alternativa possibile per ridurre il consumo, o l’extra-consumo di carne potrebbe essere un passo nella giusta direzione.

Impossible foodImpossible food parte da questo presupposto: la carne è fatta da muscoli, tessuti connettivi e grasso; bisogna trovare il modo di riprodurre queste parti della carne, per comprendere come riprodurre la loro consistenza ed il loro gusto con molecole vegetali.

L’obiettivo dell’azienda è rendere qualcosa di scarso ed estremamente costoso (non solo in termini economici), qualcosa di abbondante e a basso costo, sia economico sia ambientale. Nella visione dell’azienda, i milioni di persone nel mondo, che amano la carne, continueranno a chiederla. Quindi si deve solo trovare il modo migliore di produrla. L’allevamento probabilmente non lo è. Pensare di produrre qualcosa abbastanza simile alla carne, tale da non notare la differenza, senza l’allevamento, è una rivoluzione. Per fare ciò, il prodotto, non deve solo assomigliare alla carne, deve far pensare a chi lo assaggia di essere fatto di carne.

La necessità di commercializzare su larga scala il prodotto è una delle priorità dell’azienda, in modo da permettere ai clienti di avervi accesso in modo facile. Oggi negli Stati Uniti si vendono 5 miliardi di kg di macinato per hamburger, Impossible Foods vorrebbe erodere una quota attorno ai 25 milioni di kg.

Sono molto curioso di assaggiare l’hamburger plant-base, perché magari non è proprio buono. Per esempio, a Steve Cuozzo, del New York Post non è piaciuto, ma proprio per niente. Ma magari è lui che è un criticone. Io sono fiducioso, anche perché l’azienda ha già raccolto 182 milioni da vari VC, per la costruzione dello stabilimento. Spero che, almeno a loro, l’hamburger sia piaciuto.

La frontiera dell’innovazione in campo alimentare si sposterà nei prossimi anni verso prodotti più sostenibili ed efficienti dal punto di vista energetico. Produrre più calorie consumandone meno è una sfida planetaria, al pari della transizione verso fonti energetiche rinnovabili e della riduzione della produzione di rifiuti. Sfide da vincere con l’innovazione.

 

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